24 Marzo 2019

STORIA DELLO SHIATSU

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SHIATSU - STORIA ED ORIGINI
SHIATSU - STORIA ED ORIGINI - Shiatsu é un vocabolo giapponese composta da "shi" (dita) e "atsu" (pressione) : vuol dire quindi pressione con le dita
STORIA DELLO SHIATSU
Shiatsu é un vocabolo giapponese composta da "shi" (dita) e "atsu" (pressione) : vuol dire quindi pressione con le dita. Ha l´obiettivo di stimolare le risorse vitali innate di ogni individuo. Ha origine da antiche idee filosofiche cinesi, ma ha ricevuto in Giappone i principi operativi su cui si fonda e le modalità tecniche con cui viene applicato. Intorno al 6° secolo a.c., i monaci portarono dalla Cina al Giappone una combinazione di Buddismo, Taoismo e Confucianesimo. Tra i due popoli si aprirono importanti canali di scambio culturale e commerciale tanto che una delegazione di studenti giapponesi furono inviati dall´imperatore in Cina per studiarne le tecniche mediche. Lo shiatsu nasce ufficialmente all´inizio del secolo scorso, per l´esigenza di alcuni praticanti di differenziare la tecnica da loro utilizzata dall´am-na, una forma di massaggio giapponese per la quale il governo aveva emanato delle leggi che stabilivano il possesso di una specifica licenza per esercitarla. Questo perché alcuni terapisti non avevano intenzione di sottostare alla disposizione imposta dal governo giapponese. Il creatore dello shiatsu fu Tamai Tempaku, che pubblico´ un libro chiamato "Shiatsu Ho" (metodo di pressione digitale) nel 1919. Il suo libro era un´insieme di Anma, Ampuku (forma antica del massaggio addominale usata nella gravidanza e nel parto), il Do-In (esercitazioni terapeutiche), con l´ anatomia e la fisiologia occidentali. Nel 1925 Tokujiro Namikoshi fonda a Hokkaido l´Istituto Shiatsu, la prima di una serie di scuole che nel 1940 portarono alla creazione dell´Istituto Giapponese di Shiatsu, chiamato oggi Nippon Shiatsu School. Lo stile Namikoshi, proprio perchè riconosciuto dalla medicina occidentale, non contempla nei suoi trattamenti la teoria dei meridiani, ma richiede una profonda conoscenza della struttura scheletrico-muscolare del corpo umano e del sistema nervoso. Nel 1955, lo Shiatsu era legalmente approvato come componente del massaggio di Anma. Nel 1957, la scuola Shiatsu Giapponese è stata autorizzata ufficialmente dal Ministero della Sanita´ e nel 1964 lo Shiatsu è stato riconosciuto come terapia autonoma e distinta dal massaggio svedese e di Anma. Tra il 1960 e il 1970 il maestro Masunaga, dopo aver insegnato per 14 anni alla Scuola di Namikoshi, creò un proprio stile, chiamato Iokai, che si contraddistinse per una maggiore varietà delle tecniche utilizzate e per un preciso riferimento alla visione taoista dell´uomo, molto diffusa in estremo oriente. Tale sistema denominato Zen Shiatsu introduce un sistema diagnostico conosciuto con il nome Kyo/Jitsu che prende in esame l´energia presente nei meridiani, chiamandola Kyo quando è carente e Jitsu quando in eccesso. Inoltre introdusse una nuova serie di esercizi, Makko-Ho, per agevolare lo scorrimento del flusso di Ki all´interno dei meridiani, sviluppò anche una forma di diagnosi addominale conosciuta con il nome di diagnosi in Hara e creò delle estensioni del percorso dei meridiani tradizionali usati in agopuntura includendone dei percorsi supplementari per ogni meridiano sia sulle gambe che sulle braccia. Dopo la sua morte avvenuta nel 1981, i suoi allievi iniziarono l´insegnamento e la diffusione dello Zen Shiatsu; in particolare Wataru Ohashi, collaboratore di Masunaga, contribuì allo sviluppo e alla diffusione di tale stile in America, personalizzandolo secondo le proprie necessità. Oggi la legge giapponese approva 3 tipi di tecniche terapiche Shiatsu che fanno parte del sistema sanitario giapponese stesso. In Italia lo Shiatsu ha iniziato a diffondersi verso la metà degli anni ´70 e tra i pionieri ci sono Rudy Palombini e Yuji Yahiro.
Lo shiatsu attiva la capacità di riequilibrio della persona, gli fornisce strumenti di consapevolezza della propria capacità di mantenersi in salute, ha una importante efficacia preventiva. Si occupa di condizioni di benessere e di disagio e quindi "malattia" e "terapia" sono differenti in termini concettuali e di relazione da quelli utilizzati dalla cultura medica occidentale dei tempi moderni. Le caratteristiche tecniche e la possibilità di utilizzare diverse modalità come l´uso del palmo, del pollice o del gomito e intensità della pressione che possono variare da leggerissime a decisamente più intense, portano ad avere delle contro-indicazione estremamente limitate (malattie della pelle, alcune gravi malattie tumorali, a livello locali fratture). La sua applicazione spazia dal campo dell´estetica, al miglioramento delle vitalità e quindi delle prestazioni fisiche e sportive richieste. Aiuta a superare momenti di disagio psico-fisico, facilita il ripristino del normale movimento articolare e muscolare, stimola gli organi interni migliorandone le loro funzioni. Questo permette di risvegliare nel ricevente la sua forza di autoguarigione. Lo Shiatsu si basa su quattro "pilastri": il respiro, la postura, la perpendicolarità, la pressione. Una pressione efficace è caratterizzata da cinque fattori che devono sempre essere presenti: l´uso del giusto strumento di lavoro, una corretta posizione dell´operatore, una corretta individuazione dell´area su cui operare, l´attenzione dell´operatore, tre fasi pressorie: ingresso, stasi, uscita.
TECNICA E MANUALITA´ SHIATSU
TECNICA E MANUALITA´ SHIATSU
STORIA DELLO SHIATSU 2
Il contatto con la mano è il primo gesto nella pratica dello Shiatsu. In genere gli strumenti che più si utilizzano negli incontri quotidiani sono la vista e la parola. Nello Shiatsu il contatto privilegiato è sicuramente quello attraverso le nostre mani. Appoggiando la mano si stabilisce un primo contatto fisico, ma un gesto così semplice racchiude in realtà la possibilità di aprirci ad un contatto più globale, a una condivisione che può andare oltre la fisicità che si manifesta. Il toccare con le mani è qualcosa di molto istintivo, come ad esempio il gesto spontaneo di toccarsi dove si avverte un dolore. Il tocco della mano può trasmettere calore, piacere, attenzione, sicurezza e protezione. Rispetto ad altre parti del corpo, le mani hanno caratteristiche proprie, che ne fanno strumenti privilegiati per questo tipo di contatto. Con lo Shiatsu si impara a coltivare la sensibilità attraverso la calma, concentrazione ed attenzione. Un trattamento Shiatsu richiede inoltre libertà da schemi mentali con una mente che sia spettatrice e non protagonista. Appoggiando una mano si tocca la materia fatta però da energia, e così tramite il contatto fisico possiamo collegarci anche con ciò che non si può toccare fisicamente. Il contatto segna l´inizio del trattamento Shiatsu, permeandolo ed animandolo fino alla fine, ma la caratteristica che lo contraddistingue da altri trattamenti manuali è la pressione come tecnica prevalente. Vengono utilizzati non solo le dita, ma anche altre parti del corpo, ognuna con caratteristiche proprie. La pressione nello Shiatsu viene esercitata su aree o canali composti da punti precisi in cui scorre il Qi, l´energia che anima l´organismo in ogni sua parte. Questi punti rappresentano in superficie quello che c´è in profondità, e quindi costituiscono il collegamento tra queste due dimensioni. Il corpo ha una reazione quando è toccato attraverso una qualsiasi pressione. L´obiettivo dello Shiatsu mediante la pressione è proprio quella di stimolare l´energia Qi in profondità, per produrre una reazione o stimolo piacevole nell´organismo. Per ottenere una buona pressione in genere servono uso del peso, perpendicolarità e gradualità e costanza della stessa. Per usare il peso in modo corretto e con il minimo dispendio energetico, è importante mantenere una postura adatta e rilassata, che favorisca il naturale fluire della nostra energia dal centro verso le mani. Usare il peso per fare pressione vuol dire sbilanciarsi con il proprio corpo verso la zona da trattare. Perché questo avvenga in maniera ottimale, è utile portare l´attenzione alla parte bassa dell´addome e precisamente in un´area interna e profonda, che si trova circa 4 dita sotto l´ombelico, chiamata Hara, termine Giapponese che indica il nostro baricentro energetico. Il corretto allineamento del nostro corpo e l´uso di Hara, unitamente al nostro atteggiamento mentale ed emotivo, permettono ad un operatore Shiatsu di applicare la corretta perpendicolarità nella pressione, che si ottiene portandosi sopra la parte trattata, in modo che l´arto superiore si trovi verticale rispetto al punto o all´area da trattare. Per fare questo è necessario adeguare la posizione di lavoro di volta in volta, in modo da rispettare la perpendicolarità rispetto all´inclinazione anatomica del piano da trattare. Un altro fondamento della tecnica Shiatsu è la pressione graduale e costante o pressione statica. Per ottenerla sarà indispensabile entrare gradualmente in pressione, andando a raggiungere il livello di intensità desiderata, per poi mantenerla sufficientemente a lungo e in modo costante ed infine togliere gradualmente il peso ed effettuare una nuova pressione. La durata della pressione non è quantificabile poiché dipende dalla condizione e dalla risposta del punto trattato.
L´operatore Shiatsu lavora normalmente a terra utilizzando diverse posizioni. Le posizioni classiche dello Shiatsu sono 4 ed ognuna ha caratteristiche proprie, che la rendono più indicata per dare peso correttamente ed essere perpendicolari nel trattamento delle diverse parti del corpo. E´ necessario ovviamente passare da una posizione all´altra muovendosi agevolmente attorno alla persona. Le 4 posizioni sono: posizione seiza, in cui si sta accovacciati sui talloni con ginocchia e caviglie aperte il giusto per dare equilibrio e possibilità all´addome di portarsi in avanti; posizione del seiza puntato, differente dalla precedente per via dei piedi puntati che rendono la posizione meno stabile ma più mobile; posizione del gatto in cui si sta in appoggio su mani e ginocchia, dove la schiena deve essere rilassata e senza forzature; posizione dell´arciere, dove si resta in appoggio su un ginocchio e su un piede. E´ la posizione più difficile da assumere in modo corretto, poiché l´entrare in pressione richiede uno sbilanciamento laterale e non frontale, come avviene nelle altre posizioni. A queste 4 posizioni si aggiunge quella seduta a gambe incrociate che è più statica delle altre e può essere utilizzata in alternativa alla posizione seiza per trattare a lungo parti che non richiedono un uso intenso del peso quali viso, braccia, mani e piedi.
Nella pratica dello Shiatsu sono diverse le parti del corpo utilizzate per premere. Esse sono:
1. Il palmo della mano, utilizzato per effettuare un passaggio generale su tutto il corpo o un lavoro generico sui canali energetici. E´ una tecnica molto dolce ed accogliente che permette all´operatore di saggiare la condizione energetica della persona trattata;
2. Il pollice, in assoluto il dito più utilizzato per la notevole estensione del suo polpastrello che contiene un gran numero di corpuscoli sensoriali, che gli conferisce una grande sensibilità. Per premere si utilizza il polpastrello e non la punta;
3. Mano di taglio, con il margine esterno del mignolo e dell´eminenza ipotenar;
4. Pressione con tre o quattro dita morbidamente unite che premono simultaneamente, dove il pollice è leggermente divaricato rispetto alle altre dita. Tecnica molto utilizzata sull´addome in quanto è necessaria una pressione delicata, che possa penetrare in profondità;
5. Il pugno, dove viene utilizzata la superficie piatta delle falangi, di solito della prima falange. Le dita non sono serrate, ma semplicemente raccolte, per poter garantire una certa elasticità ed adattabilità alla superficie interessata alla pressione;
6. Incavo fra indice e pollice, utilizzato per mobilizzare tutte le articolazioni degli arti, che sono zone di alta concentrazione dell´energia e quindi tendenzialmente inclini a bloccarsi;
7. Il gomito, utilizzato per pressioni molto forti e incisive. Particolarmente indicato se l´operatore ha una costituzione minuta in contrapposizione a quella più robusta della persona da trattare;
8. Il ginocchio, che ha lo svantaggio di essere meno sensibile e precisa rispetto alle altre parti del corpo, e può essere utilizzato su ampie superficie o su masse muscolari molto pronunciate come i glutei o le cosce.
9. Il piede per le stesse ragioni del ginocchio è meno diffuso. Il suo utilizzo richiede una notevole scioltezza delle articolazioni e un ottimo coordinamento di chi pratica. Se l´energia delle mani è collegata al Cuore, quella dei piedi si collega ai Reni, che in MTC ha a che Fare con la vitalità fisica (Jing). I piedi sono quindi un ottimo strumento per trasmettere questo tipo di energia alla persona trattata.

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