17 Gennaio 2019
Storia della scherma medievale e rinascimentale in Italia

SCHERMA MEDIEVALE STORIA

YouTube - video lezione di Scherma Medievale
YouTube - video Scherma Medievale
YouTube - video Scherma Medievale
Clicca qui per vedere su You Tube il video di una lezione di Scherma Medievale, dove vengono utilizzati spada a due mani, bastone lungo, daga, spada e scudo.
Storia della scherma medievale e rinascimentale in Italia
L´utilizzo della spada è molto antico e nel tardo Medioevo appaiono i primi trattati scritti da Maestri d´Arme, anche se già nel periodo romano ci sono state tramandate alcune fonti che mostrano particolari tecniche nell´uso di questa arma. In Italia, i più famosi Maestri che ci hanno lasciato testimonianza dei loro insegnamenti sono Fiore dei Liberi (Flos Duellatorum - Ferrara - 1410 circa) e Filippo Vadi (De arte gladiatoria dimicandi - Urbino - 1485 circa). Le materie d´insegnamento nella scuola di Fiore dei Liberi erano la lotta a mani nude, la difesa senz´armi contro la daga, il combattimento con la daga, alcune tecniche con bastoni di diverse dimensioni, scherma di picca corta, spada e, soprattutto, spada a due mani, arma originatasi nel secolo XIII per scardinare la difesa dell´armatura a piastre. Nel Flos Duellatorum, Fiore dei Liberi dedica un capitolo anche al combattimento in armatura completa con spada a due mani, oltre al combattimento in armatura con l´azza, combattimento a cavallo con lancia, spada e tecniche da eseguire con la daga contro un avversario armato di spada e viceversa, ecc.. Del "Flos Duellatorum" ci sono tre versioni diverse, una conservata in Italia e più volte ripubblicata, e altre due conservate invece negli Stati Uniti. Le copie sono molto differenti l´una dall´altra, si suppone quindi che ogni copista, un esperto di scherma a sua volta, abbia compiuto delle modifiche del testo originale. Il trattato è composto principalmente da disegni che illustrano le tecniche schermistiche. Attualmente vengono ancora utilizzati concetti di base per la scherma sportiva quali "distanza", "tempo", "mezzo tempo", "parata e risposta". Invece il trattato scritto tra il 1482 e il 1487 dal Maestro pisano Filippo Vadi, il "De Arte Gladiatoria Dimicandi", riflette le variazioni intervenute nel costume e nell´armamento in tre quarti di secolo sia per quanto riguarda i costumi che le armature, anche se il libro ha una struttura simile al trattato di Fiore. Il Maestro Vadi privilegia l´insegnamento della spada a due mani sulle altre armi, che vengono ad avere uno spazio molto ridotto o scompaiono del tutto, come scompare anche il combattimento a cavallo. Fa eccezione la daga, studiata anche nella variante della difesa personale contro un attacco di daga. Riassumendo, in questo periodo il combattimento è particolarmente legato all´utilizzo di spade a due mani, daghe, lance, azze, bastoni e lotta a mani nude. Dal 1500, con il graduale affermarsi dell´arma da fuoco sui campi di battaglia la spada diventa più un´arma da difesa personale o da uso civile che non da guerra. In questo periodo la spada viene spesso accompagnata da una seconda lama più corta da impugnarsi con l´altra mano, spesso chiamata daga o pugnale da duello, oppure accompagnata da armi difensive quali piccoli scudi (brocchieri e targhe), scudi più grandi (rotelle e targoni) oppure semplici mantelli (cappe). L´Italia diventa punto di riferimento europeo per la scherma che fiorisce grazie a grandi Maestri quali ad esempio Achille Marozzo o Antonio Manciolino. L´origine aristocratica della scherma porta a una progressiva codifica della disciplina e diventano preponderanti sempre più i colpi di punta, decisamente più letali dei tradizionali colpi di taglio. È per l´appunto dopo il 1600 che la vecchia spada da lato (detta così poiché di uso civile da portare alla cintura) si trasforma nella spada da lato a striscia o semplicemente "striscia". L´evoluzione dell´arma porta ad un cambiamento delle tecniche: ormai si usa per lo più la spada sola o la spada ed il pugnale. Durante il Rinascimento, la scherma italiana conobbe la propria massima fioritura in seno alla Scuola Bolognese, caratterizzata nel corso dei secoli dalla conflittualità tra i Maestri che, a vario titolo, si dedicarono al suo insegnamento. Il primo Maestro del XVI° secolo la cui opera riporta i tratti caratteristici della Scuola è l´Anonimo Bolognese, un manoscritto che si presume doveva essere la bozza rimaneggiata, precedente alla stampa tipografica dell´opera. Nulla è dato sapere della vita dell´autore, che però lascia dietro di sé una nutrita quantità di contenuti. Successivamente Achille Marozzo, che insegnò scherma a Bologna e scrisse l´Opera Nova, diventò il punto di riferimento della Scuola Italiana del primo Cinquecento. Il trattato di Marozzo ebbe una prima edizione, probabilmente parziale, nel 1517, anche se l´edizione più famosa resta quella di Modena del 1536. Tutte le tecniche hanno come finalità quella non di ferire l´avversario ma uscirne indenni. Il gioco di gambe è spesso laterale o circolare, differente da quello della scherma attuale, e adatto soprattutto al combattimento con un´arma in ogni mano. Le basi delle tecniche sono la "parata e risposta" e il "mezzo tempo", ancora oggi base della scherma sportiva, ma anche il "tempo insieme", che consiste nell´attaccare l´avversario con la spada nello stesso momento in cui si para il suo colpo con lo scudo, il pugnale o la cappa. Nel 1531 Antonio Manciolino, componeva un´opera di scherma avente lo stesso titolo di Marozzo e risultando simile nei contenuti, con le differenze che erano assenti la parte sulle regole del duello e l´insegnamento dello spadone a due mani. Tra l´Anonimo e il Manciolino si possono delineare una serie di elementi comuni alla Scuola Bolognese, quale la tecniche contro i mancini, la necessità di mezzi colpi per tenere sempre l´arma "alla presenza" in caso di misura ridotta, e la comunanza nella definizione delle guardie. Nei secoli successivi, la scherma si allontana sempre più dai casi di combattimento reale, perdendo d´importanza la dottrina d´uso principale: la sopravvivenza in un combattimento in steccato, in Duello "alla macchia" o in caso di aggressione in strada. La scherma diventa gradualmente un passatempo da gentiluomini, che vedono nel circolo di scherma anche una sorta di club per ritrovarsi. Nell´800 questo cambiamento generalizzato della scherma porta alla scomparsa di Maestri che possano insegnare efficacemente quest´arte in condizioni di combattimento reale. Per tale motivo gli ambienti militari delle potenze dominanti del tempo, cominciano a ricercare fuori dai propri territori, persone in grado di insegnare il combattimento con la sciabola ai propri ufficiali. Comunque anche nel ´900 gli schermidori Italiani di spada erano rinomati proprio per la loro esperienza e pratica nell´uso della spada da duello, sebbene le tecniche originali di scherma antica, la quale sfrutta combinazione di colpi di taglio e colpi di punta, risultavano ormai non più praticate. L´Italia è stata senza dubbi e per molti secoli la culla della scherma europea, sede delle scuole d´armi di gran lunga più prestigiose del continente.

Scherma medievale e rinascimentale - Armi principali utilizzate
Le armi che fanno parte della disciplina di scherma antica sono le seguenti:
• Spada a una mano e mezza
• Spada a due mani
• Spada a una mano, usata da sola o accompagnata da
1. Daga o Pugnale
2. Scudo piccolo (Brocchiero, Targa)
3. Scudo grande (Targone, Rotella)
4. Cappa
5. Altra Spada a una mano
• Daga o Pugnale solo
• Lancia e altre Armi inastate
• Ascia, Azza, Mazza e altre armi da botta
• Lotta e Lotta in Arme
• Bastone
1. a una mano (bastoncello o bastone da passeggio)
2. a due mani

Spada bastarda
La Spada bastarda o Spada a una mano e mezza è un´arma bianca sviluppatasi in Europa nel tardo XIV secolo. E´un ibrido tra la spada d´armi tipica della cavalleria e la spada a due mani, potendo essere usata appunto con una mano o con due. E´ una spada del peso di circa 1,5 - 1,8 chilogrammi ed una lunghezza di circa 113-120 cm. Rispetto alla spada d´armi ha un´impugnatura molto più grande e versatile, appunto ad "una mano e mezza", con lama in acciaio, diritta e massiccia, dotata di una buona punta e poco più lunga di quella della spada d´armi. Dalla spada a due mani usata per gli scontri a piedi differisce invece per la lama più corta. La spada bastarda garantiva al guerriero trecentesco una tattica schermistica più ampia in quanto poteva essere brandita agevolmente da cavallo, guadagnando maggiore potenza d´impatto rispetto alla spada ad una mano senza i problemi d´ingombro della spada a due mani risultando comunque un valido sostituto nel combattimento appiedato. Si presume che la spada maggiormente diffusa nel periodo medievale durante il quale è stato redatto il "Flos Duellatorum" fosse la spada ad una mano e mezza. La spada medievale è composta da quattro parti: la lama, l´elsa, il manico ed il pomo o pomolo. La lama a sua volta si divide in lama e codolo. Quest´ultimo è la parte terminale e rappresenta l´anima dell´impugnatura ed al quale è fissato il pomo. I tre elementi che costituiscono l´impugnatura (elsa- manico - pomo) vengono fissati al codolo della lama. Il periodo, l´uso e l´arte hanno prodotto diversi tipi di guardia (elsa), pomolo avente la funzione di bilanciare l´arma (che deve avere il baricentro a quattro o al massimo 6 dita dalla guardia o elsa) ed ovviamente impugnatura e lama. Dal punto di vista dell´uso nella scherma medievale, la spada viene divisa in tre parti o gradi: il forte, il medio ed il debole. il termine "forte" deriva dal fatto che è la parte più robusta della lama tanto che ci sono spade irrobustite in questa parte dal "ricasso". Il forte viene utilizzato prevalentemente per le parate. Il medio è preposto all´incrocio con la lama nemica ed il debole serve a ferire di punta e spesso era l´unica parte veramente affilata della spada. Il filo rivolto verso l´alto si dice falso quello opposto si chiama filo dritto.


SPADA DA LATO
La spada da lato concepita nella prima parte del XVI secolo è un´evoluzione dalla spada medievale della quale conserva la caratteristica di poter ferire con i due fili o con la punta. L´arma ha un peso medio di circa 1,2 Kg, anche se esistono esemplari che pesano più di Kg. 1,5 ed altri che non arrivano ad 1 Kg, ed anche la lunghezza era molto variabile Lunghezza: mediamente 110-115 cm, con un bilanciamento sui 10-15 cm sopra la guardia. L´arma è composta dalla lama, dalla guardia o elsa, dal manico o impugnatura e dal pomolo. Il suo utilizzo era incentrato più in ambito civile che in quello militare. La tecnica schermistica era orientata con il dito indice che passa sopra la guardia nell´impugnatura della spada. I vantaggi di questa impugnatura consistevano in una maggior precisione nell´indirizzare la punta e in generale un miglior controllo dell´arma, mentre lo svantaggio consisteva nella maggiore esposizione del dito indice al pericolo di essere colpito. la spada da lato si caratterizza per una lama che diventa più sottile e per la guardia a croce che si arricchisce gradualmente di anelli, ponticelli, e comunque di elementi a protezione del dito indice e della mano. Mentre la spada medievale veniva usata principalmente accompagnata da scudi imbracciati, dalla rotella allo scudo triangolare da cavaliere (pensato per la scherma a cavallo), dallo scudo normanno a mandorla al targone, la spada da lato può venire accompagnata da una grande varietà di armi da usarsi con l´altra mano. In ambito militare si utilizzava in abbinamento alla rotella o al targone, mentre in ambito civile vi era l´utilizzo di armi tipicamente da strada e da duello, quali la daga e la cappa. L´abbinamento più utilizzato resta comunque lo scudo impugnato, che poteva essere il brocchiero grande, brocchiero piccolo o targa (di forma quadrata "ondulata", invece che rotonda come il brocchiero) ed era fabbricato in legno o metallo ottenendo vasto impiego durante il Rinascimento, perché offriva una buona protezione senza troppo ingombro e fu molto portato da militari e mercenari fuori dal campo di battaglia, ma anche nella vita civile da privati cittadini che conducevano vita pericolosa, viaggiatori, mercati, pellegrini. Questi la appendevano alla cintura e si servivano all´occorrenza per difendersi. Per quanto riguarda le fonti dell´insegnamento tecnico, i trattati più completi ed importanti che ci sono rimasti sono appunto quelli di due bolognesi: Achille Marozzo (che imparò la sua arte da Guido Antonio di Luca, il quale fu anche maestro d´armi del famoso condottiero Giovanni dalle Bande Nere), e Antonio Manciolino, ai quali va ad aggiungersi il recente ritrovamento degli scritti di un autore anonimo bolognese.

DAGA, PUGNALE E COLTELLO
La daga è un´arma bianca caratterizzata da una lama corta e diritta, a tagli paralleli o triangolari. Derivata dall´antico gladio romano, la daga è stata usata dal Medioevo alla fine del Rinascimento in quasi tutti i Paesi europei. Nel basso Medioevo, l´evoluzione della scherma aumentò progressivamente l´importanza della daga, che, impugnata con la mano sinistra, serviva a parare i colpi di taglio della spada avversaria e a ferire alle corte distanze. Utilizzata nel corso del Medioevo era costituita da una lama compresa tra i 40 ed i 70 cm, in contrapposizione alle spade a lama lunga come la spada d´armi utilizzate in modo predominante. D´ampio uso nel Rinascimento sino al XVII secolo, sia in ambito militare che nella pratica duellistica, divenne, a partire dal XVIII secolo parte dell´uniforme dei corpi armati europei. Nella trattatistica medioevale e rinascimentale grande attenzione viene posta dai maestri d´arme al maneggio della daga, segno dell´importanza che quest´arma rappresentava, anche nella vita di tutti i giorni, per i nobiluomini a cui le opere erano generalmente destinate. Anche se pare che il portare daga e spada con l´armatura sia entrato nell´uso comune solo agli inizi del 1300, dal Medioevo fino ai primi del XVII secolo, daghe e pugnali venivano portati spesso anche da chi indossava abiti civili. L´origine europea del vocabolo "daga" è incerta. La parola si è diffusa dalla Provenza e dalla Spagna, presente in lingua tedesca (Degen, col significato di "spada da duello") e in lingua polacca. La daga fu uno degli strumenti di difesa e offesa più diffusi nell´Europa del Basso Medioevo. Il successo dell´arma fu tale da meritarle un posto nei trattati di scherma dei più grandi maestri, primo tra tutti Fiore dei Liberi (1350 - 1420) nel Flos Duellatorum. Il successo della daga quale arma di difesa/offesa sia d´uso militare che civile, proseguì in Europa nel Rinascimento ed oltre. Sin dal XVI secolo i maestri di scherma avevano introdotto con successo il connubio tra arma lunga ed arma corta accoppiando, nell´uso, la spada da lato alla daga. Nel corso del XVII secolo, quando la spada da lato divenne la striscia, anche la daga si assottigliò ed allungò, divenendo la daghetta d´uso militare o duellistico. Nella realtà urbana, per la difesa personale, ebbe larga diffusione lo stiletto, altra tipologia di daga con guardia a croce e lama lunga e sottile. Nel XVIII secolo, quando la scherma abbandonò la striscia per lo spadino, di per sé stesso poco più lungo della daghetta, la daga divenne parte dell´uniforme di taluni corpi speciali.

SPADA A DUE MANI
La spada a due mani o spadone fu molto meno utilizzata per impieghi pratici a causa delle sue dimensioni, rispetto agli altri tipi di spade. Utilizzate già nell´Età del Bronzo
ed in seguito da Babilonesi e Sumeri. In epoche successive giungono testimonianze dell´utilizzo di spade usate a due mani come modo tipico di combattere delle tribù Galliche e Germaniche che per avere la meglio tentavano di intimorire i legionari Romani, colpendoli di taglio dall´alto verso il basso brandendo le spade con entrambe le mani. Questo tipo di arma, in Europa raggiungerà il suo apice a metà del 1500 dovuto all´evolversi nell´utilizzo delle armature in combattimento, molto più pesanti rispetto al passsato. La descrizione dell´utilizzo di tale arma la si ha nel "Flos Duellatorum" (1409) del Maestro Fiore dei Liberi e successivamente nel "De Arte Gladiatoria Diminicandi"
del Maestro Filippo Vadi, datato tra il 1482 e il 1487. In epoca rinascimentale l´utilizzo di versioni leggermente più piccole e maneggevoli impiegate in duello viene riportato in numerosi trattati tra cui il più famoso è indubbiamente la "Opera Nova dell´Arte delle Armi" (nelle edizioni principali del 1536 e del 1568) del Maestro Bolognese Achille Marozzo, dove il Maestro Bolognese ne tratta con dovizia di particolari distinguendo tre tipi di giochi, largo, misto e stretto e proponendo infine una breve parte circa l´utilizzo di tali arma contro le armi in asta. Autori successivi a Marozzo come Giacomo di Grassi o Francesco Alfieri forniscono nei rispettivi trattati, "Ragion di adoprar sicuramente l´arme" (1570) e "L´arte di ben maneggiar la spada" (1653), la descrizione dello spadone in uso nei corrispettivi periodi, così come aveva fatto alla fine del ´400 Filippo Vadi.
Lo spadone si caratterizza per un´altezza pari a quella di chi l´impugna e presenta una guardia e un´impugnatura molto lunga (circa 4 palmi). Tale impugnatura permette, sfruttando come perno la mano forte (quella avanzata) e quella arretrata come leva, di aumentarne la velocità incrementando "il braccio" di utilizzo. Alfieri è l´ultimo trattatista Italiano a descrivere l´uso dello spadone, e questo perchè armi del genere risultano completamente anacronistiche oltre la metà del 1600 quando le armi da fuoco hanno già preso il sopravvento su tutti i campi di battaglia d´Europa e oltre.

ROTELLA
La rotella consiste in uno scudo rotondo, di solito intorno ai 50-60 cm di diametro e poteva avere il "brocco" centrale. Si portava imbracciata, ovvero con un´impugnatura per la mano e uno o più lacci che avvolgevano l´avambraccio, che rimaneva in posizione orizzontale o diagonale.

BROCCHIERO
Chiamato anche boccoliere è un piccolo scudo circolare solitamente del diametro di circa 30 cm, dotato di maniglia sul retro e a volte di un corto spuntone al centro (brocca) sul davanti. Quasi sempre in metallo, ma anche in legno e in cuoio bollito, era spesso decorato in pelle o con vernici colorate, e il suo peso variava tra 1 kg e 1,5 kg.
I colpi vanno tendenzialmente parati con la superficie del brocchiero, in quanto il profilo, essendo circolare, non fornisce un blocco sicuro dell´arma avversaria. L´impugnatura centrale, inoltre, permette di orientarlo a 180 gradi semplicemente piegando il polso da una parte o dall´altra. Il suo utilizzo era già consolidato nel 1200, e continuò fino al 1600, con larga diffusione in Spagna, in Francia, in Germania, in Inghilterra e in Italia, sia come strumento di allenamento che come arma da battaglia. La scherma di brocchiero e spada era diffusa anche nei ceti più bassi in ambito civile. Le ridotte dimensioni permettevano di portarlo in qualunque occasione appeso alla cintura, e la sua versatilità, che permette tecniche efficaci quanto raffinate, poteva essere utile in diverse situazioni.

TARGONE
Targone, o imbracciatura, viene chiamato il più grande degli scudi da noi trattati, che può avere diverse forme allungate, principalmente ovale o squadrato. Può avere una punta, o "brocco" al centro o all´estremo inferiore. Era portato imbracciato, solitamente con il braccio tenuto in posizione verticale, con impugnatura che consentiva di impugnarlo, e uno o più lacci che avvolgevano l´avambraccio e/o il braccio a diverse altezze.

CAPPA
La Cappa è un elemento di vestiario, sottoposto alle regole della moda e del clima, non può essere descritto in maniera appropriata con misure e regole, e può avere quindi varie fogge, lunghezze ed ampiezze ed avere o meno il cappuccio. In genere poteva essere di stoffa piuttosto spessa e pesante, per proteggere dalla pioggia e dalle intemperie, ma in periodi più miti poteva anche essere solo una corta mantella legata ad una spalla. L´utilizzo della cappa come arma difensiva è puramente civile, spesso legato solo all´emergenza di utilizzare una seconda arma sull´immediato, e non si trovano riferimenti come disciplina prima del 1500. E´ proprio in questo periodo che l´uso di quest´arma viene affrontato come disciplina complessa, ed aumentano gli autori che ne trattano abbondantemente non solo sul suo uso ma anche nei vari modi per arrotolarla intorno al braccio. Fu con il Maestro Francesco di Sandro Altoni di Firenze che si raggiunge l´apice dei più svariati modi dell´arrotolamento della cappa, in base sia all´uso che se ne vuole fare che al modo in cui viene portata indosso. L´uso come arma di emergenza, ovvero al di fuori di un duello d´onore in steccato, anche se non esplicitamente detto dai vari autori che ne trattano, e facilmente deducibile dagli scritti proprio dell´Altoni, di Achille Marozzo e del Maestro Manciolino.

LANCIA, PICCA, LANCIOTTO
La differenza fra la picca e la lancia, o dei derivati come il lanciotto o la mezza picca, può essere sostanzialmente legata alle dimensioni dell´asta. Sono sempre armi che feriscono per mezzo di una punta aguzza, di varie fogge. La lancia, normalmente utilizzata a cavallo, ha dimensioni che possono andare approssimativamente dai 2 ai 3 metri. Mentre la lunghezza complessiva di una picca può arrivare, secondo gli storici, fino ai 7 metri e mezzo e oltre. Il lanciotto e la mezza picca sono mezze vie, versioni più ridotte delle armi da cui derivano il nome, spesso più indicate ad essere usate con una sola mano. Achille Marozzo nel 1536 parla di picca o lanciotto, Manciolino di combattimento di lance. La lancia ha origine macedone e viene reintrodotta dagli svizzeri nel 1300; nel 1500 due terzi di uno schieramento era formato da picchieri. La Repubblica Veneta abolì i picchieri nel 1790. La lancia scompare quasi del tutto all´inizio del XVII secolo negli eserciti dell´Europa occidentale, ma riappare durante le guerre napoleoniche.

PARTIGIANA
La partigiana è un´arma lunga circa due metri, La partigiana aveva una semplice lama triangolare posta in cima ad un´asta. Entrambi i lati erano taglienti. Verso la fine del secolo furono posti due alette ricurve alla base della lama. Le prime, cioè le partigiane senza alette, scomparvero nel XVII secolo, mentre molti esemplari della seconda, rifinita meglio e più decorativa, sono riusciti ad arrivare fino ai nostri tempi e servivano per arrestare i colpi dell´avversario e per colpire sia di taglio che di punta.

RONCA
Anche la ronca, conosciuta anche come roncone, è un´arma lunga circa due metri. E´ un´arma in asta da fante risalente al 1200; La sua lama può essere molto diversa a seconda dei tempi e dei luoghi in cui è stata prodotta. In generale, ha una punta acuminata in cima, e un corno (o becco) che è praticamente una sorta di gancio, affilato al suo interno: il lato sotto di esso può essere tagliente, e dal lato opposto presenta uno o più spuntoni, dritti o ricurvi, più o meno sagomati. La ronca è un´arma che offende sia di punta sia di taglio. Il corno di essa è estremamente efficace per dei segati o degli agganci. Il roncone con la sua grande lama era molto decorativo, tanto che venne in voga per le guardie del corpo della nobiltà civile ed ecclesiastiche in Italia.

SPIEDO
Lo spiedo è un´arma alta poco più di un uomo, ed era utilizzato in
origine per la caccia, soprattutto del cinghiale. La sua lama presenta una punta acuminata, con due arresti laterali. Questi sono ripiegati in avanti per essere utilizzati come ulteriori punte offensive. Sono inoltre utili per la presa e l´incastro dell´arma avversaria. Lo spiedo è un´arma che offende solo di punta.
FOTO ARMI MEDIEVALI E RINASCIMENTALI
1. Spada bastarda
2. Spada da lato
3. Daga
4. Spada a due mani
5. Rotella
6. Brocchiero
7. Targone
8. Cappa
9. Lancia
10. Partigiana
11. Ronca
12. Spiedo

[Realizzazione siti web www.sitoper.it]
close
Richiedi il prodotto
Inserisci il tuo indirizzo email per essere avvisato quando il prodotto tornerà disponibile.



Richiesta disponibilità inviata
Richiesta disponibilità non inviata