19 Settembre 2018
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AYURVEDA: storia, filosofia e principi

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ORIGINI E STORIA DELL´AYURVEDA
ORIGINI E STORIA DELL´AYURVEDA
AYURVEDA - ORIGINI E STORIA
Il termine Ayurveda deriva dal sanscrito, antica lingua indiana, ed è l´unione di due parole Ayur e Veda. Ayu sta ad indicare "vita", mentre Il termine "Veda" indica la conoscenza. Ayurveda pertanto sta a significare la Scienza della conoscenza della vita. Consiste in un antico e complesso sistema e si prefigge quattro scopi fondamentali: prevenzione delle malattie, trattamento delle malattie con conseguente mantenimento della salute, promozione della longevità e sviluppo della consapevolezza ovvero di una coscienza più elevata e di comprensione del nostro posto nell´universo. E´ la medicina tradizionale utilizzata in India fin dall´antichità, diffusa ancora oggi nel sub-continente più della medicina occidentale . È attualmente annoverata dalla maggior parte degli Stati membri dell´Unione Europea tra le medicine non convenzionali.
La scienza dell´Ayurveda trae le sue origini dai Veda, i più antichi libri a noi tramandati dalla millenaria tradizione indiana. Secondo gli storici odierni, i Veda risalgono almeno a cinquemila anni fa. Con certezza si può affermare che le origini storiche dell´Ayurveda si perdono indietro nei millenni, a un´epoca precedente al ritrovamento di documenti scritti che certifichino la sua esistenza e sono intrise della ricca mitologia indiana. Per l´Ayurveda e per i Veda in generale c´è stata una capillare diffusione orale prima della trascrizione dei testi, avvenuta in epoca relativamente recente. Si ritiene risalga a Brahma, creatore dell´universo. I testi Vedici sono quattro:
1) Rigveda contenente mantra ovvero inni sotto forma di preghiera;
2) Samaveda composto da canti e musiche sacre;
3)Yajurveda che descrive lo svolgimento di cerimonie e rituali;
4)Atharvaveda che mediante principi ben definiti si pone come guida per la vita quotidiana. Quest´ultimo contiene le informazioni relative alla scienza Ayurvedica, anche se si possono trovare cenni sui restanti Veda.
I primi testi scritti di Ayurveda li troviamo con:
•Charaka Samhita, risalente al 1500 a.c. con dettagliate descrizioni della struttura anatomica e fisiologica del corpo umano, diagnosi e cure, farmacologia e terapie di purificazioni. Fu composto da un grande medico e illuminato Charakacharya, grande conoscitore della filosofia e dell´astronomia. Quest´opera come gli stessi Veda, è considerata la redazione di una tradizione orale ancora più antica e rappresenta l´opera di una scuola di pensiero il cui redattore è appunto Charakacharya.
•Sushruta Samhita risalente al 600 a.c. e contenente elementi di Chirurgia e strumenti chirurgici Nell´Ashtanga Hridaya Samhita, viene elencato il cuore delle otto branche dell´Ayurveda: 1) medicina generale (Kaya chikitsa), 2) chirurgia (Shalya tantra), patologie sopraclavicolari (Shalakya Tantra), pediatria e ginecologia (Kaumarabhriyta tantra), tossicologia (Agada tantra), psichiatria e psicosomatica (Bhuta vidya), tecniche di ringiovanimento (Rasayana), fertilità e cure afrodisiache (Vajikarana tantra).
LA FILOSOFIA
AYURVEDA - FILOSOFIA
AYURVEDA - FILOSOFIA
Ultimamente, si è verificato un interesse crescente per questo tipo di medicina tradizionale in tutto il mondo. Ovunque infatti, in particolare modo nei paesi occidentali industrializzati, la gente ha preso consapevolezza degli effetti collaterali e a lungo termine dei farmaci chimici ad alto potenziale, tanto da indirizzarsi sempre di più verso sistemi di medicina alternativa come l´ Ayurveda. l´Ayurveda raccomanda un approccio globale, proponendo un modello di salute legato allo "stile di vita", considerato in maniera crescente dalla medicina occidentale come una moderna soluzione "sociale" alla salute pubblica. L´Ayurveda non è semplicemente un sistema di medicine per curare malattie e squilibri nel corpo, così come avviene per la medicina moderna allopatica. L´Ayurveda tratta e descrive la scienza e la tecnologia del fenomeno della Creazione (Utapatti), della Preservazione (Sthiti) e della Emancipazione (Visarjan) del processo di vita universale. Inoltre, essa non si occupa della vita umana soltanto a partire dal momento del concepimento, ma anche dalle origini di "Karma e Sanskara" delle vite precedenti; Karma e Sanskara che il corpo eredita e porta con se´ dalle vite passate alla vita attuale e che di nuovo porterà con se´ nella prossima vita dopo la morte. Sia per l´antica scienza Vedica che per quella moderna, quando "Shukra" (seme maschile) a Rajj" (ovulo femminile) si incontrano, essi danno forma ad un nuovo "Jeeva", un nuovo essere vivente. A partire da questa unica cellula, il corpo umano si sviluppa per intero nel grembo della madre. È da questa prima cellula che parte l´inizio della vita umana. La conoscenza Vedica ci dice che la nuova vita formatasi porterà con se´ il Sanskara delle vite precedenti. Al momento del decesso, infatti, il "Prana, la forza vitale," abbandona le spoglie mortali, che durante il processo di cremazione del corpo tornano a fondersi nei Panchmahabhuta o 5 elementi. Successivamente, Jeeva entra in un corpo nuovo, generando una nuova esistenza. Il nuovo corpo è una combinazione ancora dei Panchmahabhutas, Atman e dei Sanskara delle vite precedenti che Jeeva si è guadagnato. Tutto lo svolgersi del processo della vita davanti a noi non è altro che l´incessante ciclo di "nascita, morte e ancora rinascita."Questo processo continua all´infinito fino a quando restiamo sotto la stretta delle impressioni profonde di Karma e sanskara. I Sanskara sono il risultato dei Karma, cioè di tutte la azioni compiute in vita. Rappresentano la somma totale e il risultato di tutti i Karma vissuti dall´individuo nelle vite precedenti. Questo fenomeno è anche conosciuto come legame dell´ignoranza o Maya. Si tratta di un´illusione, della quale sono responsabili tutte le tentazioni del nostro essere psicofisico ad agire coinvolgendosi sempre in tutti i "Karma". Ogni azione guidata dal Karma, quindi ogni azione che si verifica sotto la spinta del Karma stesso, genera un nuovo "Sanskara". È in questo modo che si perpetua il ciclo della vita umana. È tramite i Karma che in noi si generano tutte le impressioni, sia di gioie dei sensi che di dolori, di sofferenze fisiche e mentali. Il processo di avvicinamento alla meta ultima di liberazione denominata "Moksha" (maschile) o "Mukti" (femminile), prevede il raggiungimento della nostra consapevolezza di due forze:
•Atman, lo spirito , cioè della forza universale che sostiene l´universo , rappresentata dai Panchmahabuta, presenti ad un "micro livello" all´interno del nostro corpo;
• Paramatman, il potere supremo che governa l´universo intero a livello "macro".
Quando raggiungiamo la consapevolezza di queste due grandi forze, Atman e Paramatman, siamo allora in grado di liberare il nostro spirito avvolto nelle spire di karma e sanskarà.
I GUNA, LE ENERGIE PRIMORDIALI
AYURVEDA - I GUNA,  LE ENERGIE PRIMORDIALI
AYURVEDA - I GUNA
Il principale riferimento culturale filosofico-religioso dell´Ayurveda e´ rappresentato dall´antica filosofia indù del Samkhya, (dal sanscrito sat=verita´ e khya =), del Rishi Kapila, detta anche della manifestazione o della dualità, secondo la quale la creazione, eterna, continua, al di la´ del tempo e dello spazio e sempre presente nel tempo e nello spazio, deriva dall´unione dei due principi universali del non manifestato, o AVYAKTA, cioé di PURUSHA e PRAKRITI. Purusha, maschile, soggettivo, passivo, privo di qualsiasi attributo, atemporale ed aspaziale, è la pura coscienza, il principio dell´unità dell´universo. Prakriti, femminile, oggettivo, volitivo, pieno di tutti gli attributi possibili (forma, colore, qualità, etc...), e´ la materia primordiale, la consapevolezza attiva, l´uno che desidera manifestarsi e generare i molti, il principio della diversità dell´universo, la volontà divina, che ha in sé le tre energie primarie, de nominate GUNA, manifestazioni del suono cosmico primordiale AUM. Nel sistema filosofico Samkhya, per Guna si intendono le tre qualità costituive della Natura materiale o Prakriti, principio cosmico femminile, contrapposta al Creatore Purusha che ne è il principio maschile. i Guna sono le fondamentali modalità di manifestazione attraverso le quali l´energia di Prakriti si manifesta nella vita. Prakriti, nel suo stato primordiale di materia indifferenziata, presenta i tre Guna in perfetto equilibrio tra loro; la rottura di questo equilibrio porta ad una modificazione della sostanza primigenia: ciò che ne consegue è la manifestazione. I Guna, quindi, sono le diverse qualità della manifestazione. Essi corrispondono a:

Sattva: luminosità, consapevolezza, saggezza, salute, solarità, virtù, pace, calma, felicità, vita. Corrisponde ad una predisposizione propria di esseri dediti alla contemplazione.
Rajas: passione, attività, eccitazione, desiderio, egoismo, attaccamento, oscillazione, instabilità, dolore. Corrisponde ad un impulso espansivo che s´incontra in esseri determinati dall´azione.
Tamas: ignoranza, oscurità, indolenza, pigrizia, inerzia, staticità, illusione, apatia, indifferenza, morte. Corrisponde all´oscurità che domina gli esseri soggetti alla tirannia delle passioni.

Sattva è la materia originale, il primo gradino della manifestazione, la luce che costituisce il substrato dell´esistenza. Questa luce primordiale è estremamente vicina all´Assoluto, e ciò le conferisce il potere di generare altra materia; Rajas, che inevitabilmente subirà un deterioramento rispetto alla materia originale; e Rajas a propria volta, attraverso un ulteriore degenerazione, darà origine a Tamas. I tre Guna si possono ritrovare identici in ogni aspetto dell´esistenza: nella natura e nella vita così come in tutti gli stati di coscienza. Così, quando prevale Sattva la coscienza umana è caratterizzata da uno stato di serenità e chiarezza mentale; quando Rajas è predominante, la coscienza diviene attiva, dinamica, volitiva e piena di energia; quando invece prevale Tamas la coscienza è inerte, immersa nell´apatia e nel torpore. Quest´ultimo infatti corrisponde all´elemento terra e rappresenta l´inerzia, la condensazione, la solidificazione, la tendenza al basso. Così, gli individui tamasici (il pigro e l´inerte) esitano ad essere attivi, temendo di stancarsi o di fallire; gli individui rajasici (emotivi e passionali) si tuffano a capofitto nell´azione cercando risultati immediati, e rimangono delusi quando questi non arrivano come si aspettavano; mentre gli individui sattvici (le persone dotate di equilibrio mentale) sono attivi, considerando l´azione il loro dovere; il successo e il fallimento non disturbano la loro equanimità, poiché essi lasciano a Dio i frutti dei loro sforzi, consapevoli di essere solo strumenti nelle Sue mani.Secondo la Bhagavad Gita, nonostante i Guna abbiano caratteristiche molto differenti tra loro tutti e tre "legano", ognuno a proprio modo, l´anima al mondo:
•le tendenze sattviche, generando attaccamento alla felicità;
•le tendenze rajasiche, generando attaccamento all´azione ed ai frutti che ne derivano;
•le tendenze tamasiche, inducendo uno stato di pigrizia ed indolenza.
I Guna sono quindi i primi responsabili del ciclo delle nascite e delle morti e della trasmigrazione delle anime da un corpo ad un altro (Saṃsāra). Come si è detto, l´uomo è imprigionato da queste tre influenze; egli si trova quindi in uno stato di dualità e sofferenza, dal momento che la sua anima è spirituale e non materiale. Solo quando l´uomo diverrà capace di esercitare l´equanimità rispetto alle tre influenze dei Guna, potrà liberarsi ottenendo così Moksha (la liberazione). Ogni cibo ha la facoltà di incrementare le qualità satviche o aggravare quelle rajasiche o tamasiche.Con il termine "Sattvico" si intendono quei cibi che sono dominati dall´energia Sattva o energia senziente. Il cibo sattvico è considerato quello che fa bene al corpo ma anche alla mente.Sono tutti gli alimenti quali: cereali, legumi, latte e latticini, frutta. Le verdure ad eccezione di: aglio, cipolla, funghi.Sono alimenti rajasici: caffè, tè e tutti gli alimenti stimolanti (come il guaranà, gin seng..) e gli alimenti tamasici: carne, pesce, uova, cipolla, aglio e funghi.Tra le bevande tamasiche ci sono tutti gli alcoolici) mentre quelle rajasiche consistono in bevande gassate, tè, caffè e bevande stimolanti). Il fumo è considerato tamasico.
PANCHAMAHABHUTA: LA TEORIA DEI 5 ELEMENTI
AYURVEDA  - PANCHAMAHABHUTA : LA TEORIA DEI 5 ELEMENTI
AYURVEDA - PANCHAMAHABHUTA
I Mahabhuta, i 5 (pancha) grandi elementi, formano la struttura di tutta la creazione e nel mondo materiale prendono forma nella seguente sequenza:

Akasha, lo Spazio o Etere, rappresentante la forma eterica della materia.
Le sue qualità sono Morbido Mridu, Leggero Laghu, Sottile Sukshma, Liscio Slakshna, Untuoso Snigdha, Chiaro Vishada. Le sostanze in cui predomina questo elemento sbloccano e puliscono i canali corporei (srota), creano morbidezza, leggerezza, porosità.
Akasha mahabhuta è in relazione al senso dell´udito ed è presente nel sapore amaro. In eccesso aggrava il dosha Vata. Nel corpo è presente in tutte le cavità e i canali corporei, da quelli grandi come il tratto alimentare a quelli minuti come cavità e canali cellulari.

Vayu, l´ Aria rappresentante la forma gassosa della materia.
Le sue qualità sono Leggero Laghu, Freddo Sita, Secco Ruksha, Ruvido Khara, Chiaro Vishada, Sottile Sukshma, Mobile Sara. Le sostanze in cui predomina Vayu mahabhuta purificano, seccano, tolgono untuosità, promuovono nell´organismo umano tutti i movimenti come la circolazione, respirazione, movimenti peristaltici, trasmissione degli impulsi nervosi, flusso dei pensieri). L´elemento Vayu è in relazione al senso del tatto ed è presente nei sapori piccante, amaro, astringente. In eccesso aggrava il dosha Vata.

Agni o Tejas, il Fuoco rappresentante la forma radiante della materia.
Ha come qualità principali, Caldo Ushna, Penetrante Tikshna, Sottile Sukshma, Leggero Laghu, Secco Ruksha,Chiaro e fluido Vishada. Le sostanze in cui predomina Agni mahabhuta stimolano la digestione e il metabolismo, migliorano l´aspetto della carnagione, purificano, riscaldano il corpo, promuovono i movimenti verso l´alto. Nel corpo è presente in tutti i processi metabolici quale forza di trasformazione, influenza l´intelligenza, le emozioni "calde" come rabbia e passione, il calore corporeo, il colore e l´aspetto della pelle. In eccesso aggrava il dosha Pitta, è in relazione al senso della vista ed è presente nei sapori acido, salato e piccante.

Jala, l´ Acqua rappresentante la forma liquida della materia.
E´ rappresentato dalle qualità Liquido Drava, Freddo Sita, Pesante Guru,Untuoso Snigdha,
Inerte Manda, Morbido Mridu, Liscio Shlakshna, Opaco e viscoso Picchila,Denso Sandra. Le sostanze in cui predomina questo elemento idratano, lubrificano, creano coesione, untuosità, appiccicosità, sciolgono, rinfrescano, sono leggermente lassative. Rappresenta la forza di coesione e di attrazione, è presente soprattutto nel chilo, sangue, grasso, linfa, muco, urine, fluidi infra ed extra cellulari, secrezioni, escreti. In eccesso aggrava il dosha Kapha, è in relazione al senso del gusto e lo troviamo nei sapori dolce e salato.

Prithvi, la Terra rappresentante la forma solida della materia.
Come qualità che caratteristicano questo elemento ci sono Pesante Guru,Ruvido Khara,
Duro Kathina, Inerte Manda, Stabile Sthira, Non viscoso Visada, Denso Sandra, Grossolano Sthula. Rappresenta la stabilità della materia e predomina nelle sostanze che promovono la crescita, il peso, la struttura, la compattezza, la stabilità, la forza, i movimenti verso il basso. Nel corpo è presente principalmente in unghie, ossa, denti, muscoli, legamenti, capelli, pelle, feci. E´ in relazione al senso dell´olfatto ed è presente nei sapori dolce, acido, astringente. In eccesso aggrava il dosha Kapha.


Dai cinque Mahabhuta hanno origine i tre componenti corporei:
•Dosha (Vata, Pitta e Kapha) le energie vitali;
•Dhatu i tessuti corporei;
•Mala gli escreti.

Nella scienza moderna la materia è considerata come un insieme di atomi a loro volta costituiti da protoni, elettroni, neutroni e particelle subatomiche la cui natura e presenza è ancora oggetto di ricerca. Il concetto di elemento in Ayurveda è molto più sottile del concetto di particella subatomica della fisica quantistica. Gli elementi descritti in Ayurveda non possono esistere separati fra di loro e rappresentano i vari aspetti dell´intelligenza della natura che forma la materia, il livello della creazione da cui hanno origine gli elementi è quindi oltre la materia e l´energia.
I DOSHA, LE ENERGIE VITALI
AYURVEDA - I DOSHA , LE ENERGIE VITALI
AYURVEDA - I DOSHA
Secondo l´Ayurveda il corpo fisico è pervaso da tre dosha (energie vitali) in proporzioni diverse. Questi determinano tramite il loro stato di equilibrio o squilibrio rispetto alla costituzione individuale (prakriti) lo stato di benessere o malattia dell´individuo. Ogni dosha è composto da due elementi (panca-mahabhutani) ed ha determinate qualità (guna) che li caratterizzano. Secondo l´antica conoscenza Vedica, l´universo intero è costituito da cinque elementi basilari chiamati "Panchmahabhutas". Essi sono: Akash (Etere), Vayu (aria), Teja (Fuoco), Jala (Acqua) e Prithvi (Terra). Tutte le attività dell´intero universo, Karma e Sanskara, funzionano e sono governate dalla combinazione di questi cinque elementi fondamentali. Uno dei principi fondamentali dell´Ayurveda è quello secondo cui l´uomo è considerato una miniatura dell´universo: l´universo è il macrocosmo, l´uomo il microcosmo e ciò semplicemente significa che i principi presenti nella natura sono gli stessi presenti nell´uomo. In base a questo principio è possibile quindi usare con le opportune conoscenze e precauzioni, tutto ciò che è presente nell´universo al fine di curare le malattie. I dosha consentono di classificare le tendenze psico-fisiche presenti nel corpo e le disfunzioni che ne possono derivare. Secondo l´ayurveda le patologie nascono quando si vengono a creare degli squilibri nei dosha (vikriti); l´individuazione degli squilibri in un dosha, corrispondente alla diagnosi, conducono a trovare i rimedi per ristabilirne lo stato di equilibrio individuale (prakriti) e quindi la guarigione. Secondo l´Ayurveda i disturbi fisici si manifestano principalmente a causa di fattori esterni come ad esempio una dieta sbagliata o l´esposizione ad agenti patogeni, mentre i disturbi mentali nascono soprattutto da fattori interni come il cattivo uso dei sensi e l´accumulo di emozioni negative. Le principali cause di squilibrio dei dosha sono tre:

1.il pragya aparadha, ovvero l´errore dell´intelletto che si concretizza nel ripetere azioni, tenere atteggiamenti che, pur sapendo intrinsecamente sbagliati, vengono perpetuati in nome di desideri o pulsioni materiali. Il grande errore dell´intelletto lo si ha quando si identifica con i singoli oggetti, invece che con la illimitata totalità che è la sua vera natura. Il pragya aparadha comincia ad operare sin dall´infanzia e corrisponde alla perdita graduale del sattva mentale, ed inizia così a svanire l´intelligenza discriminativa esistente in ognuno di noi comportando errori di scelte principalmente nel comportamento e nella dieta. Quando l´intelletto cessa di identificarsi con la totalità, la mente diventa debole e fa delle scelte che danneggiano la vita e generano malattia.
2.l´asatmya-indriyartha-samyog, ovvero il cattivo uso dei sensi, intendendo con questo un uso improprio in eccesso o difetto dei sensi, togliendo forza alla loro capacità funzionale e protettiva permettendo così alle influenze dannose di raggiungere la mente ed il corpo.
3.il kala-parinama, ovvero le oscillazioni dei dosha all´interno del giorno, delle stagioni e della vita; La presenza di tossine nell´organismo (ama) interferiscono con la capacità dei dosha di adattarsi e conformarsi ai cambiamenti del clima e delle stagioni. Quando i ritmi della vita individuale non sono allineati con i cicli della natura, l´inevitabile risultato è stress, digestione debole e squilibrio dei dosha. Diminuiscono così le difese immunitarie creando così le condizioni per ospitare malattie infettive o disturbi degenerativi in quanto non si riesce più a fronteggiare la fisiologica presenza di virus e batteri.

I dosha sono tre: Vata, Pitta e Kapha. Ogni dosha è poi suddiviso in 5 sub-dosha, aventi sede in una parte del corpo ben precisa e responsabili di varie funzioni che consentono all´organismo umano di restare in vita.

I tre dosha sono:
Vata :composto da spazio (akasha) e aria (vayu), è il principio del movimento, legato a tutto ciò che è movimento nel corpo (sistema nervoso, respirazione, circolazione sanguigna..). Le sue caratteristiche sono: freddo, secco, leggero, sottile, ruvido, mobile, duro, veloce, chiaro, acuto. La sua sede principale è il colon (composto da spazio e dove in caso di squilibrio del dosha si accumula aria). Gli squilibri emotivi dipendenti da un Vata aggravato sono la paura e l´ansia oltre all´instabilità emotiva e mentale, ed i suoi 5 sub-dosha sono:


1.Prana Vata (che respira) è la forza vitale. Ha sede nel sistema nervoso centrale, ma è presente anche nel cervello, nella testa e nel torace. Controllare il corretto funzionamento della mente ed i processi della respirazione. Presiede al funzionamento dei sensi, come l´abilità di pensare e di avere sentimenti.
2.Udana Vata (che muove verso l´alto) ha sede nella gola e nel torace. È considerato la forza del movimento che va verso l´alto ed è responsabile dell´espirazione, dell´emissione della voce, della funzionalità delle vie respiratorie, della vitalità e dell´entusiasmo.
3.Samana Vata (che equilibra) ha sede nello stomaco e nell´intestino tenue. È responsabile delle diverse fasi della digestione, esso alimenta il fuoco digestivo ed è responsabile dell´assorbimento del cibo digerito. Porta equilibrio e tranquillità alla mente e alle emozioni.
4.Apana Vata (che muove verso il basso) ha sede nel colon, nei reni e nella vescica. È la forza del movimento che spinge verso il basso ed è responsabile dell´espulsione dell´urina e delle feci, ed è altresì responsabile delle mestruazioni, eiaculazione e del processo della nascita. Sostiene la crescita del feto. Poiché Vata ha sede nel colon, questo subdosha tende ad essere maggiormente scompensato.
5.Vyana Vata (che pervade tutto) pur essendo localizzato in tutto il corpo, la sua sede principale è nel cuore e nei vasi sanguigni. È responsabile della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Muove qualunque eccesso di dosha con la forza biologica verso le parti più deboli del corpo.

Pitta : composto da fuoco (tejas) e acqua (jala), è il dosha legato alla trasformazione, alla digestione intesa sia a livello fisico (stomaco, fuoco digestivo detto anche agni) che mentale (elaborazione delle emozioni). Le sue caratteristiche sono: caldo, chiaro, acuto, morbido, liquido, sottile, mobile, oleoso, pungente, leggero. La sua sede principale è l´intestino tenue , ma si trova anche nel fegato, nel sangue e nel senso della vista. I suoi disturbi emotivi più evidente in caso di squilibrio sono la collera e l´intolleranza. I suoi 5 sub-dosha o umori corporei responsabili della trasformazione, del metabolismo, della digestione, della produzione di calore, di tutta la chimica del corpo e dei processi ormonali ed enzimatici. sono:

1.Pachaka Pitta (che cuoce) ha sede nel tratto digestivo, responsabile della digestione e dell´assimilazione del cibo. Pachaka si manifesta sotto forma di acidi dello stomaco ed enzimi del pancreas. Essendo presente nella sede principale di Pitta, tende ad accumularsi e a causare problemi.
2.Shadhaka Pitta (che porta realizzazione) ha sede negli emisferi cerebrali, ma secondo l´antica Tradizione Ayurveda è concentrato nel cuore dove è considerata essere la sede della coscienza. È responsabile delle funzioni discriminative ed intellettive. È il fuoco dell´intelletto che permette il metabolismo dell´attività mentale e crea contentezza e fiducia in se stessi.
3.Ranjaka Pitta (che colora) ha sede nel fegato sotto forma di bile, nel pancreas dove è responsabile della produzione degli ormoni pancreatici e nella milza dove sovrintende alla produzione dei globuli rossi. Ha la funzione di bruciare le tossine che si sono accumulate nel sangue.
4.Alochaka Pitta (che permette la visione) è localizzato negli occhi ed è responsabile della percezione visiva.
5.Brajaka Pitta (che dà lustro) è localizzato nella pelle. Quando è in equilibrio la pelle è luminosa e radiosa, quando è aggravato produce arrossamenti e irritazioni. In equilibrio rende consapevoli dei sentimenti altrui.


Kapha : composto da acqua (jala) e terra (prithvi), è il dosha legato alla coesione, alla stabilità, ed ai fluidi corporei, lubrificando e mantenendo il corpo solido ed uniforme. Le sue caratteristiche sono: pesante, freddo, liquido, torbido,stabile, solido, grosso, morbido, lento, oleoso. Kapha predomina nei tessuti corporei e nella parte superiore del corpo, ovvero nello stomaco (sede principale), nei polmoni e nella testa dove si accumula il muco. Governa i sentimenti, le emozioni e la capacità della mente di attaccarsi alle forme concrete. Ha come qualità principali quello di infondere calma e tranquillità, ma in caso di squilibrio a livello mentale comporta desiderio ed attaccamento eccessivo. I suoi cinque sub-dosha o umori corporei, responsabili della formazione e del mantenimento dei tessuti e delle strutture, dei fluidi e della lubrificazione, della stabilità, solidità, flessibilità e freschezza del corpo sono:
1.Tarpaka Kapha (che dà soddisfazione) è l´umore che dà appagamento e gioia interiore ed ha sede nel nei ventricoli cerebrali del sistema nervoso centrale. Fornisce il fluido cerebrospinale per armonizzare il cervello e il midollo spinale, umidifica e rinfresca gli occhi ed il naso.
2.Bodhaka Kapha (che dà gusto) è responsabile del sapore ed ha sede nella bocca e nel cavo orale. Ha la funzione di produrre la saliva e i fluidi della ghiandola parotide.
3.Avalambaka Kapha (che sostiene) ha sede nel mediastino, nel cuore e nel rivestimento dei polmoni. È responsabile della maturazione dei linfociti nel timo, dà supporto e lubrifica le membrane. Avalambaka dà forza alla schiena, al petto, al cuore e alla flessibilità del corpo.
4.Kledaka Kapha (che inumidisce) è responsabile della produzione del muco gastrico, proteggendo i tessuti dello stomaco, sua sede, dall´azione digestiva di Pitta. Si mescola con il cibo fornendo lubrificazione.
5.Slesaka Kapha (che unisce) ha sede a livello delle giunzioni intercellulari e delle articolazioni. Lubrifica le articolazioni del corpo e ne facilita i movimenti. L´aggravamento produce indebolimento, gonfiore o liquido alle articolazioni.
PRAKRITI, LA NOSTRA NATURA - VIKRITI, LA MALATTIA CHE VA CONTRO NATURA
AYURVEDA  - PRAKRITI, LA NOSTRA NATURA - VIKRITI, LA MALATTIA CHE VA CONTRO NATURA
AYURVEDA - PRAKRITI E VIKRITI
Secondo l´Ayurveda ogni persona riceve dalla natura il suo proprio tipo corporeo che in sanscrito viene denominato PRAKRITI. E´ la costituzione di base che ha una persona e che non cambia dalla nascita fino alla morte. Essa viene determinata in base alla proporzione in cui si trovano i dosha nella prima fase della propria esistenza. La personale prakriti dice come la natura intende farci vivere; il corpo sa cosa gli fa bene e che cosa gli fa male, avendogli la natura fornito il giusto istinto fin dalla nascita. Seguendo le tendenze innate, si scopre che la fisiologia sa trovare da sola il proprio equilibrio se ovviamente viene assecondata. A volte bastano squilibri minimi per spargere i semi di future malattie, mentre il mantenimento dell´equilibrio può assicurare un buono stato di salute. Conoscere i punti di forza e di debolezza di ogni tipo corporeo rende in grado di scegliere l´ approccio specifico alla prevenzione della malattia, come ad esempio diete, attività fisiche e terapie mediche specifiche e mirati per ogni tipo corporeo, e questo molto tempo prima che la malattia si manifesti poiché i suoi semi vengono gettati molto prima della comparsa dei sintomi.
La vikriti invece significa: "deviazione della natura".
E´ lo stato di malattia dovuto allo squilibrio di uno o più dosha.
Mentre la prakriti si riferisce a ciò che è naturale, la vikriti fa riferimento a ciò che non lo è. Cattiva alimentazione, errate abitudini per quanto riguarda il sonno, emozioni negative, tensioni fisiche o mentali, sono tutti elementi che creano un percorso di vita innaturale che alla lunga può portare alla più innaturale delle condizioni: la malattia.
DHATU, I TESSUTI CORPOREI
AYURVEDA - DHATU , I TESSUTI CORPOREI
AYURVEDA - DHATU
Oltre ai dosha (costituenti corporei o umori biologici), dhatu (tessuti) e mala (escreti) sono i tre aspetti della materia di cui è composto il corpo umano.
La parola dhatu viene dalla radice "dha " che significa base o fondamento, la definizione di dhatu è "ciò che sostiene e nutre il corpo". I dhatu sono il fondamento dei tessuti corporei e come i tre dosha (umori biologici), sono costituiti da tutti e cinque gli elementi. I dhatu o tessuti sono il luogo dove si manifesta lo squilibrio dei dosha che altera la giusta proporzione in cui i tessuti devono essere presenti all´interno del corpo. Per questo i dhatu sono coinvolti nel mantenimento della buona salute e nella formazione della malattia ed è importante capire come si formano e come funzionano.


Il cibo che mangiamo è la materia da cui si formano i dhatu. Dopo la digestione per opera del fuoco digestivo (jatharagni) il cibo si divide in due parti, una va a formare i mala, gli escreti (feci, urina, sudore ecc.), mentre l´altra parte costituita dalle sostanze nutrienti (ahara rasa) va a formare i sette dhatu. Secondo l´Ayurveda i tessuti corporei o dhatu , si formano secondo una progressione ordinata e specifica e dipendono uno dall´altro nel senso che il tessuto che si forma prima è la base e contiene il nutrimento per quello successivo, per conservare la buona salute è quindi importante che ogni dhatu si sviluppi in maniera appropriata ed equilibrata.
. La sequenza di formazione dei 7 dhatu è la seguente:
1. Rasacorrispondente a chilo, linfa e plasma, con funzione di alimentare gli altri tessuti;
2. Rakta corrispondente al sangue, con funzione di mantenere la vita;
3. Mamsa corrispondente al tessuto muscolare, con funzione di ricoprire le ossa e gli organi del corpo;
4. Medacorrispondente al tessuto adiposo,con funzione di conferire untuosità e morbidezza al corpo;
5. Asthi corrispondente al tessuto osseo e alla cartilagine, con funzione di sostegno del corpo;
6. Majja corrispondente al midollo osseo e al tessuto nervoso,con funzione di riempimento delle cavità ossee;
7. Sukra corrispondente all´apparato riproduttivo in generale ed in particolare aspermatozoi e ovociti, con funzione di riproduzione;

Nel corpo esiste un altro gruppo di tessuti chiamati upadhatu o tessuti secondari (upa in sanscrito significa subordinato, secondario). Come i dhatu, gli upadhatu sono elementi strutturali che sostengono il corpo, ma a differenza dei dhatu non lo nutrono e non sono soggetti ad alcuna trasformazione. Gli upadhatu sono considerati dei sottoprodotti della formazione dei tessuti principali per azione dei vari processi digestivi (dhatu agni). Come esiste un tipo speciale di fuoco digestivo per digerire il cibo (jatharagni ), così ogni dhatu ha un fuoco digestivo o processo enzimatico che si occupa di formare quel particolare dhatu . Poiché esistono sette tipi di dhatu nel corpo, per la loro formazione ci sono sette diversi tipi di agni. Come il cibo che viene digerito si divide in due parti, i nutrienti (ahara rasa) e le sostanze di rifiuto (mala), così quando si forma ogni dhatu si formano due cose: una è costituita dalle sostanze nutrienti che vanno a formare il prossimo dhatu e la seconda sono le sostanze di rifiuto che vengono espulse dal corpo attraverso i vari canali escretori (srota). Ogni dhatu si forma solo quando il precedente è stato nutrito e ogni dhatu agisce da nutriente per il prossimo. Questa trasformazione avviene grazie a tre azioni fondamentali:
Diffusione: le sostanze nutrienti vengono trasportate ai sette dhatu attraverso la circolazione sanguigna.
Selettività: ogni dhatu estrae le sostanze nutrienti di cui ha bisogno per la sua funzionalità.
Trasformazione: quando le sostanze nutrienti formano ciascun dhatu , vengono trasformate per creare il nutrimento per la formazione del dhatu successivo.
Queste tre azioni operano simultaneamente nella formazione dei sette dhatu. Grazie a un continuo processo di ricambio, i dhatu garantiscono le normali funzioni fisiologiche dei diversi tessuti, organi e sistemi del corpo.Quando a monte di questo processo di trasformazione c´è uno squilibrio dei dosha (vata, pitta e kapha) che sono i costituenti o umori biologici fondamentali, il processo di formazione dei dhatu viene alterato e i dhatu risultano difettosi. Dosha squilibrati e dhatu difettosi sono sempre coinvolti nel processo che dà origine alla malattia.Per mantenere la salute dei dhatu è necessario conservare l´equilibrio dei dosha, gli strumenti classici per tenere in equilibrio i dosha sono: dieta adeguata, sufficiente esercizio fisico, un programma di depurazione e tonificazione del corpo. Quindi, se all´inizio di questa catena di processi di trasformazione il cibo non viene digerito in modo appropriato per formare le sostanze nutritive necessarie, verrà condizionata negativamente la formazione di tutti i dhatu . Allo stesso modo, se qualche dhatu non si forma in maniera sufficiente, influenzerà negativamente la formazione del dhatu che segue. La stessa cosa vale al contrario, cioè, se perdiamo troppo sukra dhatu (tessuto riproduttivo) per sopperire alla mancanza ci sarà un prelievo di maggiori sostanze nutrienti dal tessuto che lo precede majja dhatu (midollo osseo), che a sua volta prenderà maggiori nutrienti da asthi dhatu (tessuto osseo) e così via. In questo modo ci sarà un indebolimento a catena di tutti i dhatu.
I sintomi e le malattie causate dallo squilibrio dei vari dhatu sono:
Rasa dhatu (linfa)anoressia, sonnolenza, nausea, svenimenti, colorazione gialla della pelle, imbiancamento dei capelli, pelle raggrinzita, impotenza, indigestione e lingua sporca.
Rakta dhatu (sangue)problemi della pelle come acne, leucoderma, brufoli, punti neri, nevi, eruzioni cutanee, scabbia, tricofizia. Altri sintomi sono ittero, disturbi mestruali, stomatiti e disturbi in cui il sangue fuoriesce dal corpo come il sanguinamento dal naso.
Mamsa dhatu (tessuto muscolare)adenite (piccoli rigonfiamenti) nella regione cervicale, cancrena, tumori in generale e nei muscoli, tonsillite, distrofia muscolare.
Meda dhatu (tessuto adiposo)torpore, aumento dell´emissione dei vari fluidi corporei come sudore, urina ecc., secchezza della bocca, della gola e del palato, sensazioni di bruciore, indigestione e gusto dolce in bocca.
Asthi dhatu (tessuto osseo)dolori alle ossa, malattie dei denti, vari disturbi dei capelli e delle unghie, atrofia delle ossa.
Majja dhatu (midollo osseo)capogiri, ascessi profondi, intorpidimento, svenimenti, deterioramento nella formazione delle cellule sanguigne, dolore alle articolazioni specialmente alle dita.
Sukra dhatu (tessuto riproduttivo)impotenza e infertilità. Lo squilibrio del sukra dhatu dà problemi alla formazione del feto, sono possibili malformazioni in varie parti del corpo e in vari organi.
OJAS, LA SOSTANZA MISTERIOSA CHE PRESERVA LA SALUTE
AYURVEDA  OJAS, LA SOSTANZA MISTERIOSA CHE PRESERVA LA SALUTE
AYURVEDA - OJAS
Un altro concetto caratteristico dell´Ayurveda è quello di ojas, l´essenza di tutti i dhatu. Questa sostanza si forma contemporaneamente ai dhatu, li pervade e ne è l´essenza sottile. Nei testi classici ojas viene descritto dopo i sette dhatu e per questo molti lo considerano come un ottavo tessuto, pervade i dhatu e al tempo stesso ne è il prodotto. Ojas ha una natura estremamente sottile e raffinata ai confini fra la materia e la pura energia, alla luce della medicina moderna è una sostanza abbastanza misteriosa e non è stato possibile fino ad ora identificarla con una certa molecola o associare ojas a una qualche sostanza presente nel corpo. Le funzioni principali di ojas sono di mantenere un buono stato di salute, sostenere il sistema immunitario, assicurare energia vitale ai vari organi e sistemi.
Come i dhatu, anche ojas trae nutrimento da ahara rasa ovvero dalle sostanze nutrienti prodotte dalla digestione del cibo ed ha delle caratteristiche fisiche sue proprie. La sua presenza e quantita è influenzata da vari fattori in grado di aumentarlo o diminuirlo. Se ojas si abbassa, aumentano le possibilità di malattia. Nei testi classici si dice che la distruzione di ojas nel corpo porta a conseguenze gravi e può causare anche la morte dell´individuo. Come i dosha, ojas è presente in tutto il corpo ma il cuore è la sua sede specifica, le sue caratteristiche sono l´untuosità, la purezza il creare coesione e la natura rinfrescante. Ojas dà stabilità ai tessuti e assicura l´immunità del corpo, direttamente o indirettamente è coinvolto in tutte le attività mentali e fisiche e nella funzione di tutti i sensi. Ojas aumenta quando la persona è contenta e ha la mente serena. Per aumentare ojas nel corpo l´Ayurveda consiglia di vivere il più possibile secondo le leggi di natura e le caratteristiche della propria individualità. Il tipo di cibo e la dieta corretta, l´uso di erbe specifiche, tutto ciò che aumenta nel corpo il sattva guna ovvero la qualità della chiarezza e lo stato di benessere, aumentano ojas. La meditazione e le pratiche spirituali in genere, condurre una vita sessuale equilibrata, assumere erbe vitalizzanti, latte, ghee (burro chiarificato) e tutti quei rimedi e sostanze che hanno qualità simili a ojas, permettono di incrementare la sua presenza. Quando ojas è in quantità adeguata il corpo è forte, stabile e flessibile; la pelle è liscia, pura e lucente; i capelli sono folti, maneggevoli e splendenti; il viso ha un aspetto calmo con un sorriso naturale; la posizione del corpo è rilassata e i movimenti sono naturalmente aggraziati; la voce è melodiosa e le parole sono gentili; il carattere della persona è compassionevole, gentile, tranquillo e creativo. Quando ojas viene perduto o distrutto si manifestano tutti quei sintomi associati alla mancanza di vitalità fisica e mentale. Le difese immunitarie si indeboliscono, insorgono ansia, debolezza, tensione, cattivo funzionamento degli organi di senso, la persona assume un brutto aspetto fisico, la mente si indebolisce, prevalgono condizioni di aridità e afflizione. In queste condizioni è facile che si manifestino le malattie.
AGNI IL FUOCO DIGESTIVO E MENTALE
AYURVEDA  - AGNI IL FUOCO DIGESTIVO E MENTALE
AYURVEDA - AGNI
Il fuoco digestivo chiamato agni è responsabile di tutti i processi di trasformazione del cibo in sostanze nutrienti e materiali di rifiuto. Il suo buon funzionamento è fondamentale per la formazione, il nutrimento e l´equilibrio delle energie vitali o dosha, dei tessuti corporei o dhatu, degli escreti o mala e dei cinque elementi presenti nel corpo o panchamahabhuta. Il cibo di cui si nutre una persona se non viene digerito bene può risultare dannoso anche se di buona qualità, ed è per questo che l´Ayurveda insiste sul concetto del buon funzionamento della digestione in quanto fondamentale per il mantenimento della buona salute.Quando nei testi ayurvedici antichi si parla di fuoco digestivo, si fa riferimento alla secrezione e all´azione sul bolo alimentare dell´acido cloridrico, degli enzimi intestinali, degli acidi e degli alcali biliari.
Secondo l´Ayurveda nel corpo esistono tredici tipi di agni di cui il più importante è jatharagni (in sanscrito jathar significa stomaco, agni significa fuoco) che si trova nello stomaco e digerisce il cibo. Gli altri fuochi digestivi trasformano le sostanze nutrienti estratte dal cibo nei vari tessuti corporei, tutti i fuochi presenti nel corpo possono essere intesi come l´azione di differenti tipi di enzimi digestivi. Nel processo della digestione si attivano alcuni subdosha. Questi sono: prana vata funzione di vata dosha responsabile di tutti i movimenti che avvengono nel corpo che permette al cibo di essere masticato, ingerito o bevuto; kledaka kapha, quando il cibo passa nello stomaco, inumidendolo ed impastandolo in un bolo che viene sottoposto all´azione di jatharagni il fuoco digestivo che forma il plasma nutriente; pachaka pitta che promuove la digestione del cibo e separa le parti da scartare sotto forma di mala. La parte nutriente denominata ahara rasa viene trasportata per azione di samana vata e va a nutrire tutti i tessuti (dhatu), mentre apana vata porta i materiali di rifiuto verso il colon e il retto da dove vengono eliminati.
Ci sono tredici tipi di agni o processi enzimatici e sono Jatharagni, il fuoco digestivo, 5 bhuta agni responsabili della formazione dei cinque elementi, i pancha mahabhuta, 7 dhatu agni responsabili della formazione dei tessuti corporei, i dhatu.
Jatharagni, il fuoco digestivo presente nello stomaco, è il primo ad entrare in azione ed è considerato la base di tutti gli altri fuochi digestivi responsabili delle varie attività metaboliche. Il cibo dà nutrimento ai tessuti corporei (dhatu) ed è necessario per la formazione di ojas.
L´azione di jatharagni trasforma il cibo in ahara rasa , le sostanze nutrienti, ahara rasa provvede al nutrimento dei dosha, dei dhatu e degli altri costituenti corporei. Se il cibo non viene digerito bene ahara rasa sarà insufficiente o insalubre, così la qualità e la quantità dei dosha e dei dhatu verrà compromessa. creando squilibrio nei dosha e nei dhatu e facendo insorgere le malattie.

I cinque bhuta agni sono:
1.akasha bhuta agni (akasha = spazio)
2.vayu bhuta agni (vayu = aria)
3.agni bhuta agni (agni = fuoco)
4.jala bhuta agni (jala = acqua)
5.prithvi bhuta agni (prithvi = terra)

Essi convertono il cibo in una forma che il corpo possa assimilare, rendendo la composizione degli elementi (mahabhuta) del cibo, omologa alla composizione degli elementi del nostro organismo, in modo che le sostanze nutrienti possono essere assimilate dal corpo.
I 7 dhatu agni corrispondono al fuoco presente nei 7 tessuti corporei o dhatu.
Il primo di questi fuochi, rasa dhatu agni, trasforma il cibo reso omologo in rasa (plasma, linfa). Alla fine del ciclo di trasformazione delle sostanze nutrienti nei vari tessuti grazie all´azione di tutti i dhatu agni, si forma il tessuto riproduttivo e si produce contemporaneamente ojas. Ciò avviene quando una persona conduce una vita armoniosa in ordine con le leggi di natura.
Tutte le funzioni corporee sono influenzate dai dosha, quindi anche le funzioni digestive subiscono questa influenza. Esistono quattro stati in cui agni si può trovare, tre di questi sono dovuti allo squilibrio dei dosha , mentre il quarto è lo stato di equilibrio.
1.Visamagni - E´ uno stato di instabilità di agni dovuto all´influenza di vata per chi ha una costituzione vata o un eccesso di vata. La digestione del cibo è variabile, spesso lenta. I sintomi più evidenti sono stitichezza, gonfiore addominale, dissenteria, dolori dovuti a coliche intestinali.
2.Tikshagni - Condizione riscontrata nelle persone di costituzione pitta o con pitta aggravato, dovuto ad un agni troppo veloce o troppo forte. Jatharagni diventa iperattivo e può digerire grandi quantità di cibo in breve tempo, rendendo la persona continuamente affamata. I sintomi di questo tipo di agni sono bocca secca, sensazioni di bruciore e molta sete.
3.Mandagni - Dovuta all´aggravamento di kapha dosha, dove agni diventa molto lento ostacolando la digestione anche di piccole quantità di cibo. I sintomi sono: nausea, vomito, pesantezza di stomaco, pigrizia, tosse, patina sulla lingua e salivazione eccessiva.
4.Samagni - Agni in questo caso è normale e salutare, indicando uno stato di equilibrio dei dosha nel corpo. In questo stato la persona può digerire facilmente una dieta normale e da essa trarre forza e nutrimento per tutti i dhatu (tessuti), cellule e organi permettendo di mantenere una condizione generale di buona salute.
MALA, LE SOSTANZE DI RIFIUTO DEL CORPO
AYURVEDA - MALA, LE SOSTANZE DI RIFIUTO DEL CORPO
AYURVEDA - MALA
Quando il cibo viene trasformato in sostanze nutrienti (ahara rasa) ed esse vengono convogliate nella formazione dei vari tessuti (dhatu), vengono prodotte delle sostanze di rifiuto, i mala. Non essendo utili nei processi anabolici, tali sostanze vengono eliminate dal corpo attraverso vari canali escretori (srota). Se la normale evacuazione di queste sostanze è in qualche modo disturbata, la loro quantità aumenta o diminuisce nel corpo in modo eccessivo creando impurità e disturbi di vario genere.
La definizione di mala è: "ciò che deve andar via", malgrado ciò, una certa quantità di mala deve essere sempre presente nel corpo. Feci, urine e sudore sono i mala principali e anch´essi sono formati dai cinque elementi proprio come i dosha e i dhatu. Essi devono trovarsi nel corpo nella giusta quantità poiché la normale e regolare eliminazione delle sostanze di rifiuto è importante per il mantenimento della buona salute. Per questa ragione l´eliminazione delle feci e delle urine non deve essere eccessiva come nella diarrea e nella poliuria, né troppo limitata come nella stitichezza e oliguria. L´accumulo o l´eccessiva diminuzione dei mala crea molte malattie e impurità nei sistemi e negli organi, nei dhatu e nei dosha. Nella giusta quantità, anche i mala sostengono e nutrono il corpo, in quanto molte sostanze nutrienti rimangono nelle feci e nelle urine dopo la digestione fornendo ulteriore nutrimento e forza al corpo. Perdendo troppe feci o passando troppa urina una persona diventa molto debole, se i mala non avessero alcuna utilità per il corpo ci si dovrebbe sentire meglio eliminandone una maggiore quantità, invece accade il contrario e questo prova che la loro presenza è in qualche modo necessaria al corpo.
In generale l´Ayurveda riconosce due tipi di mala: ahara mala, le sostanze di rifiuto originate dalla digestione del cibo e dhatu mala, le sostanze di rifiuto originate dalla formazione dei tessuti. Ai mala principali costituiti da feci urina e sudore si aggiungono quelli costituiti dalle essudazioni grasse o cerose di vari orifizi del corpo: occhi, naso, bocca, orecchie, organi genitali, pelle. Le Malattie causate dall´impropria eliminazione dei mala sono per l´aumento delle feci il gonfiore addominale, borborigmi e sensazione di pesantezza. L´aumento delle urine provoca dolore alla vescica e la sensazione di non essersi svuotati pur avendo urinato. L´aumento del sudore provoca eccessiva traspirazione, cattivo odore e prurito. L´eccessiva diminuzione delle feci causa movimenti di aria nell´intestino, dosha vata che si diffonde nell´addome e va verso l´alto provocando dolore intenso ai fianchi e nell´area del cuore.
La diminuzione delle urine provoca minzione scarsa e difficoltosa, alterazione del colore delle urine, sangue nelle urine. La diminuzione della produzione di sudore causa la caduta e la rigidità dei peli, screpolature e fessurazioni della cute.
Malattie come asma, bronchite, lombaggine, artrite reumatoide, sono spesso correlate con l´eliminazione irregolare delle feci. Dal punto di vista ayurvedico accade che se le feci non vengono evacuate appropriatamente, molti dei materiali di rifiuto si accumulano in quelle parti del corpo dove si manifestano i disturbi citati come vie respiratorie, articolazioni, ecc. Inoltre l´accumulo di tossine blocca l´azione delle medicine e impedisce loro di svolgere la loro funzione in queste parti del corpo.
AMA, LE TOSSINE CHE GETTANO IL SEME DELLA MALATTIA
AYURVEDA - AMA, LE TOSSINE CHE GETTANO IL SEME DELLA MALATTIA
AYURVEDA - AMA
Ogni alimento che mangiamo se non è adeguatamente digerito rimane qualcosa di estraneo, anche se di buona qualità. La natura minerale, vegetale e animale del cibo deve essere trasformata nella nostra specifica natura, nel nostro corpo individuale, nei nostri fluidi e tessuti. Quando AGNI è debole, il cibo non può essere trasformato in tessuto o in energia e neanche in materiale di scarto, come le feci e le urine, ma indugia in uno stato intermedio amorfo che non serve alle funzioni vitali e che non può essere eliminato. Si forma così AMA una sostanza che in sanscrito significa "crudo", "indigerito". Questo materiale tende ad accumularsi e ad intossicare il corpo. E´ un accumulo di tossine che sotto forma di materia scura, appiccicosa e maleodorante, si deposita prima nel tratto gastrointestinale e poi viene assorbita insieme alle sostanze nutrienti, penetra in profondità nei tessuti depositandosi laddove il corpo è più debole. Ama può essere creato in due modi:
1.A causa del fuoco digestivo debole:
Se il fuoco digestivo (jatharagni ) è debole, una parte del cibo non viene digerita, rimane nel corpo, diventa tossica e va a disturbare ulteriormente la funzione di jatharagni.
2.Mangiando in maniera impropria:
Per digerire bene il cibo bisogna mangiare secondo la forza del fuoco digestivo e secondo certe regole basilari. Anche se il fuoco digestivo è forte e malgrado le nostre migliori intenzioni, spesso ci si trova a mangiare troppo, a mangiare cibi di cattiva qualità e troppo pesanti, a mangiare troppo tardi, a fare un pasto prima che quello precedente sia digerito, oppure a mangiare quando siamo ansiosi, agitati, arrabbiati o di fretta. Il risultato sarà la formazione di ama.

AMA e AGNI hanno qualità opposte: AGNI è caldo, leggero, penetrante, sottile e non liquido, mentre AMA è freddo, pesante, colloso, acquoso, appiccicoso, maleodorante. Appesantisce il corpo e occlude i canali (srota) dove scorrono i nutrienti e le energie dirette verso i diversi tessuti del corpo. Per un malfunzionamento del fuoco centrale (Jathara agni), AMA può formarsi nel tratto gastrointestinale e migrare verso altri tessuti. Ma, in seguito alla debolezza degli altri AGNI, AMA può formarsi ovunque nell´organismo, anche nei tessuti periferici. Siccome AGNI digerisce anche la non-materia, cioè le immagini, i suoni, le sensazioni, le parole, ecc. il mal funzionamento di AGNI a livello neurosensoriale produce AMA mentale. Quando non abbiamo "digerito" un´offesa, una delusione, un insuccesso, una perdita o un abbandono, allora è possibile che si produca un AMA mentale che non solo può farci cadere nella depressione, nell´ansia, nel disinteresse o in altre simili turbe dell´umore, ma addirittura può farci ammalare nel nostro fisico, ovvero avere una ricaduta più fisica.
Il continuo flusso di materiale non digerito alimenta dapprima sintomi generali di malessere, ma poi nel tempo può causare vere e proprie patologie. AMA facilita la proliferazione dei microbi e dei parassiti. I microbi già presenti nel nostro corpo, sono nutriti da AMA che crea le condizioni adatte alla loro proliferazione. I sintomi e i segni causati da AMA nel corpo sono: debolezza, malessere, pigrizia, sonnolenza,ostruzione dei canali e conseguente ristagno nel flusso di energia, movimenti anormali di Vata, alito cattivo, perdita del gusto, inappetenza, pesantezza di stomaco dopo i pasti, indigestione, stipsi o diarrea, meteorismo, rigidità del corpo, debolezza sessuale, confusione mentale e sensazione di non chiarezza. La presenza di questi sintomi come detto in precedenza rivela che il fuoco digestivo è debole o il modo di alimentarsi è sbagliato.

AMA spesso si manifesta all´esterno mediante uno strato bianco sulla lingua, catarro delle alte e basse vie respiratorie, perdite vaginali, muco nelle feci e dermatiti. L´ama che si viene a formare si mescola con le sostanze nutrienti e attraverso i vari canali di circolazione (srota ) si deposita in quelle parti del corpo dove l´immunità è più debole. A causa di questo accumulo, si squilibrano i dosha o si bloccano gli srota , i canali di circolazione. Secondo il luogo in cui ama si accumula, compaiono diverse malattie, per esempio, quando ama si deposita nei polmoni si crea congestione, tosse e asma; nelle articolazioni crea artrite; negli intestini crea diarrea o stitichezza.
Se queste condizioni persistono per molto tempo AMA può anche influire notevolmente sulla formazione di tumori, forma estrema di perdita dell´intelligenza unificante che tiene insieme tutte le cellule del corpo in un unico ed indivisibile organismo. La rimozione di AMA è spesso necessaria affinché le cure vere e proprie siano più efficaci. Non infrequenti sono i fallimenti di terapie a base di erbe o di farmaci omeopatici dovuti ad una mancata preliminare purificazione dell´organismo.
SROTA, I CANALI DELLA CIRCOLAZIONE
AYURVEDA - SROTA, I CANALI DELLA CIRCOLAZIONE
AYURVEDA - SROTA
Gli antichi trattati di Ayurveda chiamano srota ogni cavità del corpo attraverso la quale viene trasportata materia o intelligenza, come i vasi sanguigni e linfatici, il cuore, gli intestini, le cellule. Anche gli srota sono fatti dei cinque elementi, ma lo spazio (akasha), è l´elemento predominante nella loro formazione.
Gli srota sono canali del corpo visibili o invisibili, in essi vengono trasportati i dosha , i dhatu, i mala, il cibo, ahara rasa (sostanze nutrienti), i fluidi corporei, gli impulsi nervosi, i vari oggetti di conoscenza acquisiti dai sensi. La loro funzione e proprietà principale è quella di trasportare vari materiali da una parte all´altra del corpo.
Secondo Charaka, mantenere gli srota sani e liberi da ostruzioni è la chiave della buona salute. Gli srota vengono principalmente ostruiti dall´accumulo di ama che accumulandosi in alcune parti del corpo blocca gli srota e crea situazioni patologiche.
Secondo il principio ayurvedico "il simile aumenta il simile", quel che è simile in natura o per qualità ai dosha aumenterà i dosha che hanno qualità simili, pertanto l´alterazione del normale funzionamento degli srota è dovuto spesso a dieta e stile di vita che hanno una natura simile ai dosha (umori biologici) con una natura opposta ai dhatu (tessuti). Per evitare il blocco degli srota è necessario mantenere la forza del fuoco digestivo, eliminare per tempo gli escreti, soddisfare gli stimoli naturali e fare esercizio fisico. Una delle cose più semplici da fare per ristabilire il corretto funzionamento degli srota è il digiuno. L´abitudine di digiunare un giorno alla settimana o ogni 15 giorni assumendo solo liquidi, aiuta a liberare gli srota. Durante il digiuno l´apparato digerente riposa e nello stesso tempo viene stimolato agni , il fuoco della digestione, poiché non c´è nessun cibo da digerire, agni brucia lentamente le tossine accumulate negli srota.
Nel corpo esistono innumerevoli srota, grandi, piccoli e microscopici. Secondo i testi ayurvedici essi sono classificati in 13 categorie:
•Prana vaha srota. Questi sono gli srota che trasportano il prana o energia vitale. Le cause principali di malfunzionamento di questi srota sono il non soddisfacimento degli stimoli naturali, sforzo fisico eccessivo, indebolimento del sistema immunitario.
•Udaka vaha srota. Sono i canali che trasportano i fluidi nel corpo, sangue, linfa ecc. Questi canali vengono danneggiati dall´eccessiva esposizione al calore e al sole, dalla eccessiva assunzione di alcool, dall´indigestione, dai troppi cibi secchi e dal non soddisfare la sete.
•Anna vaha srota. Questi sono i canali che trasportano cibo e bevande come il tratto gastrointestinale. Questi canali non funzionano bene quando la digestione è debole, mangiando troppo, e alimentandosi in modo sbagliato rispetto alla stagione e la costituzione individuale.
•Rasa vaha srota. Questi canali trasportano il rasa dhatu, la linfa, e vengono disturbati dai cibi troppo pesanti, freddi e untuosi, da ansia, stress e preoccupazioni.
•Rakta vaha srota. Questi canali trasportano il rakta dhatu, il sangue. I disturbi vengono da cibi e bevande troppo caldi, piccanti, acidi; troppo tè, caffè, alcool; eccessiva esposizione al calore e al sole.
•Mamsa vaha srota. I canali che trasportano le sostanze nutrienti del mamsa dhatu , il tessuto muscolare. Disturbati dall´eccesso di cibi fritti, oleosi, grassi, dalla troppa carne. Anche dormire durante il giorno e dormire subito dopo i pasti disturba questi canali.
•Meda vaha srota. I canali che trasportano le sostanze nutrienti del meda dhatu, il tessuto adiposo. Mancanza di esercizio o lavoro fisico, mangiare cibi troppo grassi, dormire durante il giorno e bere troppo vino, creano problemi in questi canali.
•Asthi vaha srota. I canali che trasportano le sostanze nutrienti dell´asthi dhatu, il tessuto osseo. Questi canali vengono disturbati dal troppo esercizio fisico e dai cibi che aumentano vata .
•Majja vaha srota. I canali che trasportano le sostanze nutrienti del majja dhatu, il midollo osseo. Questi canali vengono disturbati dai cibi che hanno qualità opposte, dalle ferite al midollo osseo, dalle fratture e dalla compressione del midollo.
•Shukra vaha srota. I canali che trasportano le sostanze nutrienti del shukra dhatu, il tessuto riproduttivo. Troppa attività sessuale e al momento sbagliato, repressione degli stimoli sessuali disturbano la funzione di questi srota come le operazioni chirurgiche e le cauterizzazioni agli organi genitali.
•Mutra vaha srota. I canali che trasportano l´urina. Alterati dall´attività sessuale quando si ha lo stimolo di urinare, reprimere lo stimolo di urinare e dall´assunzione di cibi e bevande che aumentano pitta.
•Purisha vaha srota. I canali che trasportano le feci. Si squilibrano quando si consumacibo prima che il pasto precedente sia digerito, debolezza di jatharagni , costipazione, sopprimere l´urgenza naturale di defecare.
•Sweda vaha srota. I canali che trasportano il sudore. Alterati dal troppo esercizio fisico, esporsi alternativamente al calore e al freddo ed esporsi al troppo calore. Vengono alterati anche da sentimenti come rabbia, angoscia, ansia, stress e paura.
PRANA L´ENERGIA DELL´UNIVERSO, NADI I CANALI CHE LA TRASPORTANO, CHAKRA I VORTICI CHE LA TRASFORMANO
AYURVEDA - PRANA L´ENERGIA DELL´UNIVERSO, NADI I CANALI CHE LA TRASPORTANO, CHAKRA I VORTICI CHE LA TRASFORMANO
AYURVEDA - PRANA, NADI, CHAKRA
La natura dal punto di vista ayurvedico ma più in generale della filosofia hindù è composta da due sostanze primordiali: l´Akash o Etere e il Prana o Energia, dipendenti l´uno da l´altro a formare la materia.
Il termine Prana (Energia Vitale o Essenziale dell´Universo), composto dalle parole PRA (cioè movimento) e AN (verso l´esterno, è la realtà invisibile e sempre presente, che c´è dietro ogni movimento, ogni pensiero, ogni azione e volontà. Lo si trova in ogni forma di vita: negli organismi unicellulari, nelle forme minerali, dalle vegetali fino alle forme più sviluppate e complesse del mondo animale. Grazie al Prana il nostro organismo svolge le funzioni legate ai 5 sensi, all´intelletto ed al cervello, al movimento sistole-diastole, inspirazione-espirazione,
digestione-escrezione, all´elaborazione dell´energia sessuale, e tante altre funzioni.

Il Prana o Energia Cosmica è ricevuto e distribuito dai chakra che funzionano come degli
accumulatori realizzando il loro lavoro come delle dinamo o delle batterie. Il Prana ricevuto dai
chakra circola attraverso dei condotti di varia forma e dimensione chiamati NADI che si
diffondono allo stesso modo del sistema nervoso, venoso o arterioso. La loro presenza non può essere vista dall´occhio fisico né comprovata sul piano anatomico-sperimentale. E´ possibile comunque attraverso pratiche di vocalizzazione e meditazione, riuscire ad osservare Chakra e Nadi. Secondo la visione indiana e più prettamente yogica, il corpo umano è attraversato da circa 72.000 Nadi, consistenti in canali funzionali a veicolare l´energia. I Nadi partono dalle dita dei piedi e delle mani, percorrono l´intero organismo e arrivano al cuore, centro della spiritualità, per poi salire sino al vertice del capo, centro di congiunzione tra il corpo fisico e l´universo circostante.Le diverse energie trasportate sono:
oPrana l´energia vitale, ascendente e fresca
oApana l´energia tiepida discendente
oSapana l´energia mediana e calda
oVyana l´energia oleosa che permette i movimenti di tutte le membra
Le Nadi si incrociano lungo la colonna dei chakra principali e secondari, anche questi ultimi centri privilegiati di contatto fra il corpo materiale e il corpo energetico. Non è possibile averne la certezza, ma nella funzione delle Nadi sembra essere compresa quella dei sistemi nervosi, anche se non è corretto definire Nadi e Sistema Nervoso come la stessa cosa.Tre sono le Nadi considerate le principali in quanto governano l´intera circolazione del Prana nei processi corporei:
1.Ida - Sorge dalla parte sinistra delle vertebre sacrali e coccigee, scorrendo lungo il corpo e attraversando i cinque plessi principali o Chakra per terminare alla radice della narice destra. L´energia veicolata da questa Nadi è la polarità negativa, simboleggiata dalla luna, denominata Chandranadi (canale lunare). Ida ha la funzione di acquietare e rinfrescare il corpo, con funzioni assimilabili a quelle del sistema nervoso parasimpatico; ha il compito di introvertire e conservare l´energia per attivare determinati visceri, aiutare la secrezione di enzimi nell´apparato digerente, aumentare la peristalsi e vuotare la vescica; dal punto di vista mentale diminuisce l´identificazione con la struttura dell´Ego, per cui viene lasciato maggior spazio alla creatività, alla libertà delle idee, all´intuizione.
2.Pingala - Sorge dalla parte destra del plesso sacrococcigeo e termina alla radice della narice sinistra. Come Ida, sale a spirale lungo la colonna vertebrale e con essa s´incontra nei cinque Chakra principali. Veicola la polarità positiva e perciò viene chiamata la Nadi solare o Surya Nadi. Il funzionamento di Pingala è sovrapponibile a quello del sistema nervoso simpatico che attiva il metabolismo: quindi stimola l´emissione di adrenalina, con conseguente accelerazione del battito cardiaco; crea costrizioni nei vasi sanguigni della pelle e del sistema digerente; rallenta i movimenti peristaltici.
Dal punto di vista mentale, in Pingala il senso dell´Ego è incoraggiato e la consapevolezza è rivolta verso l´esterno.
3.Sushumna - E´ la Nadi che corre esattamente al centro della colonna vertebrale ed è sovrapponibile, come posizione e funzione, al sistema nervoso cerebrospinale. Per la filosofia indiana nelle normali condizioni di esistenza Sushumna Nadi risulta in uno stato dormiente in tutti gli esseri viventi; perciò, finché Sushumna è in questo stato non espresso, tutte le altre Nadi sono alternativamente sotto l´influenza positiva e negativa di Ida e Pingala.
Le Nadi sono attive quando il flusso del respiro fluisce attraverso la loro narice corrispondente. Quando, attraverso le tecniche del Pranayama (cioè dell´estensione della coscienza del respiro e del flusso vitale), stabiliamo un´armonia fra le due polarità e quindi abbiamo un fluire bilanciato del respiro attraverso entrambe le narici, Sushumna diventa pronta per accogliere la salita del grande potere di Kundalini, il serpente che si risveglia nel Muladhara Chakra (o primo chakra). Oltre ai tre canali principali ve ne sono altre migliaia di dimensioni inferiori che provvedono ad irradiare l´energia. Un calo del livello di energia in una qualsiasi parte di questa rete provoca un indebolimento nel sistema difensivo ed immunitario più propriamente fisico. Nel caso di un protrarsi di questo squilibrio gli effetti non tardano ad esteriorizzarsi sottoforma di malattie o disturbi più o meno gravi.
I Chakra sono delle centraline energetiche che ci permettono lo scambio di energia con l´ambiente circostante; essi si presentano come dei vortici che fungono da serbatoio per l´energia portata dalle varie Nadi e hanno lo scopo di trasformare questa energia nelle frequenze adatte al buon funzionamento e allo sviluppo del corpo fisico e dei corpi sottili. Inoltre essi riversano energia nell´ambiente circostante permettendo così un interscambio costante con le varie forze che lo circondano in tutto l´Universo. . I chakra sono situati in corrispondenza dei plessi nel corpo fisico: i plessi sono degli agglomerati di nervi, vene, arterie, e ciò permettere il passaggio e la trasformazione dell´energia cosmica in energia vitale o nervosa. Una volta assorbita dal Chakra, l´energia Cosmica viene incanalata al più vicino centro nervoso che la metabolizza e la rende utilizzabile dal corpo. Se un Chakra non funziona in modo corretto, l´entrata dell´energia risulta alterata, e questo alla lunga crea problemi poiché l´organo nutrito da quel Chakra ne risentirà in modo negativo, generando così la malattia. I Chakra secondo le antiche tradizioni orientali sarebbero numericamente quantificabili in un numero che varia da 88.000 a 145.000, e come per le Nadi non esiste umanamente un mezzo che permetta di calcolare con esattezza questi dati. Tutti concordano comunque che i Chakra principali sono 7, e dal secondo al sesto livello compaiono tanto anteriormente che posteriormente. In genere i Chakra anteriori sono collegati con la sfera dell´emotività e quelli posteriori si collegano alla volontà; quelli della testa sono invece collegati alla ragione. Si può avere una buona salute fisica solo se le tre componenti, emotività, volontà e ragione, sono in perfetto equilibrio tra loro, e tale equilibrio si ottiene bilanciando e armonizzando i vari Chakra tra loro.
I sette Chakra principali si trovano in corrispondenza con i principali centri nervosi:
oil primo Chakra o Muladara Chakra: è situato alla radice della spina dorsale, presiede alle sensazioni fisiche in generale e in particolare alla percezione del proprio corpo nello spazio, al movimento e al senso del tatto; è collegato all´energia fisica e alla volontà di vivere. Inoltre è il centro energetico che costituisce la base per tutti i chakra superiori ed è la fonte della forza vitale, il nostro legame con Madre Terra, e tramite questo veniamo in contatto con l´energia della Kundalini. La Kundalini è l´energia Cosmica che risiede addormentata alla base del Muladhara Chakra. Regola dal punto di vista fisico il funzionamento delle ghiandole surrenali e dei reni.
oil secondo Chakra o Svadhistana Chakra: si presenta sia anteriormente sopra l´osso pubico che posteriormente all´altezza dell´osso sacro e in esso si convogliano le emozioni primordiali. Questo è il centro energetico che regola l´energia sessuale e il sistema immunitario.
oil terzo Chakra o Manipura Chakra: anche questo Chakra è presenta anteriormente sul plesso solare e posteriormente tra la dodicesima vertebra toracica e la prima lombare. Dal punto di vista psichico influenza il rapporto con gli altri e determina la cura che l´individuo ha di sé. Dal punto di vista fisico regola tutta l´area dello stomaco, fegato, milza, pancreas e sistema nervoso.
oil quarto Chakra o Anahata Chakra: si trova nei pressi del cuore; anteriormente è connesso con l´amore e posteriormente con la volontà. Per avere un buon equilibrio psicofisico le due parti devono essere in equilibrio tra di loro. Fisicamente questo centro fornisce energia al cuore, al timo, al nervo vago e posteriormente all´area dorsale.
oil quinto Chakra o Visuddha Chakra: è situato all´altezza della gola e appare sia anteriore che posteriore all´altezza della terza vertebra cervicale. Associato al senso dell´udito, del gusto e dell´olfatto, a livello psichico influenza la generosità, il desiderio di conoscere la verità e la comunicazione. Fisicamente agisce su gola, polmoni, i bronchi,e al tratto digerente.
oil sesto Chakra o Ajna Chakra: la sua parte anteriore si trova sulla fronte all´altezza della radice del naso sopra e tra i due occhi (per questo comunemente chiamato terzo occhio) ed è
collegata con la comprensione dei concetti, mentre quella posteriore localizzata sulla nuca, è collegata al senso pratico. Fisicamente dà energia all´ipofisi, il cervelletto, al sistema nervoso, alle orecchie e all´occhio sinistro. Presiede al senso della vista.
oil settimo Chakra o Sahasrara Chakra: è situato sulla sommità del capo con la radice rivolta verso la parte superiore del cervello. Da esso dipende l´integrazione tra la ragione e la spiritualità. Fornisce energia alla corteccia cerebrale e all´occhio destro.
I MARMA, I PUNTI SEGRETI E VULNERABILI SEDE DI PRANA
AYURVEDA - I MARMA, I PUNTI SEGRETI E VULNERABILI SEDE DI PRANA
AYURVEDA - I MARMA
La parola Marma ha molte traduzioni ma significa anche "prana, vita, ect", etimologicamente deriva dalla radice sanscrita "Mru" (Mritu= Morte). Il termine marma significa punto vitale del corpo, chiamato anche prana kendra, centro vitale, oppure prana sthana, sede della vita. Marma significa anche "segreto, nascosto, energia vitale" in quanto si tratta di punti di energia e vulnerabilità specifiche. Si trovano descrizioni dei punti marma in testi molto antichi come l´Atharva Veda. Anticamente la conoscenza dei marma era applicata in guerra, nella medicina e nella chirurgia. Quando questi punti vengono stimolati e risvegliati possono dare la vita, mentre se sono colpiti o feriti possono portare a malattie o sottrarre la vita.
I marma, essendo punti di energia, sono di natura invisibile ma sono descritti come siti anatomici nelle aree dove i muscoli, i vasi, i tendini, le ossa e le articolazioni si incontrano. Queste strutture anatomiche ospitano l´energia vitale o Prana dei
marma che possono essere individuati in corrispondenza di tali punti fisici anche se non possono essere visti. Il Prana è l´intelligenza Madre del nostro sistema vitale. La scienza dei punti Marma è parte integrante della scienza Vedica e nel corso del tempo ha influenzato le altre scienze ed arti di cui troviamo tracce nei Veda come Yoga, Ayurveda, Danza, Musica, Mantra, Arti Marziali, Astrologia, Filosofia, Sistema di medicina Siddha. Lo sviluppo e lo sfondo storico di questa scienza prese inizio dalla cultura Sarasvati nel tempo di Charaka e Sushruta, e negli antichi autori e testi che seguirono. Secondo la tradizione vi sono 107 Marma nel nostro corpo ed i vari autori ne danno definizioni a volte leggermente diverse, ma concordano tutti sul considerare i punti Marma luoghi speciali di incontro di varie strutture grossolane e sottili comunque sedi di Prana.
Troviamo un´accurata traccia ed un´attenta sistematizzazione dei Marma nell´antico testo ayurvedico di Sushruta, la Sushruta Samhita. I marma sono classificati secondo la posizione nelle diverse aree del corpo in cui sono situati, secondo il tessuto di cui è composta la loro sede e secondo gli effetti che sono avvertiti se vengono feriti o colpiti.
IL CIBO DAL PUNTO DI VISTA AYURVEDICO
AYURVEDA - IL CIBO DAL PUNTO DI VISTA AYURVEDICO
AYURVEDA - IL CIBO
La qualità della vita di una persona è dipendente da una corretta alimentazione e dall´esercizio fisico. Per vivere l´uomo ha bisogno di aria, acqua e cibo. Secondo i testi Ayurvedici, il cibo dovrebbe essere preso nella appropriata quantità che dipende dalla capacità digestiva. La quantità appropriata di cibo è considerata quella che può essere digerita senza alterare lo stato di normalità. In Ayurveda lo stomaco lo si può immaginare diviso in quattro parti. Due parti sono destinate al cibo, una ai liquidi e la quarta parte dovrebbe essere vuota a disposizione per una buona circolazione dei gas. Inoltre l´ayurveda afferma che una persona può avere diversi poteri di digestioni in momenti diversi della giornata. Si dovrebbe mangiare soltanto quando il pasto precedente è stato digerito, perché, se si mangia durante la digestione, i prodotti del pasto precedente, mescolandosi con quelli del pasto successivo, alterano velocemente tutti i Dosha (umori corporei). Al contrario, quando si mangia dopo che il pasto precedente è stato digerito, il cibo ingerito promuove la longevità senza alterare nessun dhatu (tessuto).
Vata è asciutto, leggero, variabile, dilatabile, rapido, freddo, ruvido e chiaro per cui una persona di costituzione Vata dovrebbe evitare del cibo che aumenta queste caratteristiche. Per normalizzare il Dosha Vata calmandone l´eccesso bisognerebbe consumare cibi caldi e nutrienti associati di solito alla stagione invernale: zuppe, stufati, cibi cotti a fuoco lento, pane fresco e dolci a base di frutta. Se si soffre dei sintomi tipici dello squilibrio Vata come insonnia, preoccupazione o irritabilità questa dieta costituisce una scelta naturale. I cibi caldi e piccanti come quelli indiani e messicani sono ideali per diminuire Vata a causa della abbondanza di oli che essi contengono. Lo zenzero viene considerata la migliore spezie per Vata ed è spesso usato per migliorare la digestione nei tipi Vata. Usare spezie dolci come cannella, finocchio e cardamomo aiuta i tipi Vata a ripristinare un buon appetito. Si raccomandano tutti i frutti dolci come pere, albicocche, cocco, banane, datteri, melone, uva, susine, ecc. Si dovrebbe evitare di assumere cibi freddi e leggeri a basso contenuto calorico come cetrioli, pomodori, germogli, melanzane, cavoli, verdure crude a foglia verde, ecc.
Pitta è caldo, umido, penetrante dall´odore leggermente cattivo, dal gusto acre e pungente. Per il calore inerente a questa caratteristica le persone Pitta hanno un tasso metabolico più alto, hanno buon appetito e hanno spesso sete. I fattori più comuni che aggravano Pitta sono l´eccessiva indulgenza verso cibi agri e piccanti e l´uso eccessivo di sale. Una buona dieta per diminuire Pitta è costituita da asparagi, cetrioli, lattuga, germogli, piselli,uva, mango, prugne, melone, patate dolci, pollo, noci di cocco, ghee, frumento, riso bianco, ecc. Essendo l´unico Dosha caldo, Pitta viene pacificato da cibi freschi e freddi specialmente in estate, che contengono pochi oli, sali e spezie che invece riscaldano il corpo. Latte, insalata e gelati vanno bene per diminuire Pitta. Per l´equilibrio del dosha si dovrebbero generalmente evitare sottaceti, yogurt, panne acide, cibi fritti, alcool, formaggi, aglio, carni rosse, pesche, albicocche, peperoncini, cipolle etc. Per diminuire un Pitta in eccesso si raccomanda di prendere due cucchiaini di ghee in un bicchiere di latte caldo che agisce anche da lassativo blando permettendo di eliminare dall´apparato digerente il Pitta in eccesso.
Kapha è untuoso, liscio, morbido, costante, denso, lento, rigido, freddo e pulito. Per la natura untuosa di kapha le persone di costituzione kapha hanno corpi oleosi. I tipi kapha presentano squilibri provocati da eccessivo consumo di dolci e cibi ricchi di calorie. Si consiglia pertanto di consumare tutto ciò che aumenta la leggerezza e cibi piccanti per una migliore digestione che permetta alle persone kapha di riscaldare il proprio corpo. Mangiare cibi amari e astringenti aiuterà a diminuire l´appetito. Aggiungere dei Rasa pungenti alla dieta a base di spezie è uno dei metodi migliori per equilibrare kapha. Qualsiasi tipo di cibo piccante è di aiuto per espellere il muco in eccesso, e per i comuni squilibri di kapha come secrezione nasale, sonno eccessivo e pigrizia al mattino. I cibi caldi e piccanti sono ottimi in inverno, la frutta cruda, i legumi e le insalate sono estremamente indicate poiché le loro fibre tonificano il tratto intestinale oltre al beneficio che si ricava dal gusto astringente. Cibi fritti a lungo di qualsiasi tipo aggravano il dosha. Kapha è aggravato anche da banane, guava, pomodori, cetrioli, meloni, mango, arance, riso, cereali nuovi, frutti di mare, latte, quagliata, cibi freddi, dolci, insaccati, vino nuovo, acqua di cocco, zuppa di fiocchi d´avena etc.
La prima fase digestiva avviene nella bocca e nello stomaco, dove il cibo è umidificato. Questa fase è denominata dal gusto "dolce" che stimola le secrezioni di Kapha, come la saliva, il muco, ecc. questa fase aumenta Kapha e riduce Vata e Pitta.

La seconda fase digestiva avviene nello stomaco e nel piccolo intestino, dove il prodotto della prima digestione viene riscaldato e avviene l´assimilazione del cibo. Questa fase è dominata dal gusto "aspro" che stimola le secrezioni di Pitta dello stomaco come i succhi gastrici e la bile, e fa aumentare Pitta e Kapha, riducendo Vata.

La terza fase digestiva avviene nel colon, dove il prodotto ultimo viene asciugato. Questa fase è dominata dal gusto "pungente", che stimola la produzione di Vata come gas producendo secchezza. Si ha un aumento di Vata e una riduzione di Kapha.
I cinque elementi di base nel cibo li troviamo in cinque principali categorie di cibi, per esempio:

1. nel riso e nel grano predomina l´elemento terra;
2. nel latte e nei succhi di frutta predomina l´elemento acqua;
3. nelle spezie che stimolano vari enzimi predomina l´elemento fuoco;
4. nei germogli predomina l´elemento aria;
5. il riso soffiato contiene etere;

Essi sono digeriti nel corpo dagli enzimi e dopo l´assimilazione vengono trasportati e trasformati, nei tessuti di costituzione corporea (Dhatu).
Il cibo digerito è convertito nei differenti tessuti attraverso il processo metabolico. L´Ojas è il "nettare" dei tessuti corporei (i sette dhatu). E´ responsabile dell´energia vitale, dell´entusiasmo, della forza e del sistema immunitario dell´organismo. La digestione è influenzata da varie cause dovute all´alimentazione, abitudini e stile di vita le quali provocano pesantezza dopo i pasti, rigurgito e flatulenza. Se tale condizione permane si forma Ama ed una eccessiva formazione di Vata e Pitta. Si accentuano sintomi di insonnia, stress, ansia, negatività mentale. I processi digestivi e metabolici sono compromessi e non avviene il corretto nutrimento dei diversi tessuti. In tal caso si riduce la produzione di Ojas e di conseguenza il sistema immunitario si indebolisce. Per mantenere Ojas i suggerimenti sono di evitare la caffeina e cibi fermentati, fritti, aspri e acidi di mangiare più ghee (burro chiarificato), latte, zucca e frutta dolce. Evitare inoltre associazioni alimentari come latte e pesce, latte e uova, latte e frutta e latte con cibi salati. Inoltre, cibi poco digeribili e cibi a basso contenuto nutrizionale. Bere alcolici il meno possibile e consumare pasti leggeri se la notte precedente si è dormito per poche ore.
Le qualità degli alimenti possono subire modifiche durante la preparazione. Il riso, che per sua natura è leggero, lo diventa ancora di più quando è arrostito in padella e diventa riso soffiato; Il latte diventa più leggero se riscaldato con l´aggiunta di spezie come lo zafferano, ed il riso diventa più pesante se cotto con il latte. Il miele, che è una sostanza con potenza calda, non dovrebbe mai essere cotto o semplicemente riscaldato, perché questi processi contribuiscono ad aumentarne il calore. Il criterio base della cucina indiana è quello di prevenire i possibili effetti collaterali degli alimenti attraverso opportuni accorgimenti nella preparazione e nella cottura. In generale, devono essere evitati gli alimenti troppo cotti, troppo crudi, bruciati, di sapore cattivo, acerbi o troppo maturi, putrefatti, stantii o per altre ragioni disgustosi. Le spezie si dovrebbero sempre usare fresche. La refrigerazione, ed in generale, tutti i processi di conservazione, rendono gli alimenti più pesanti. I cibi avanzati vanno riscaldati, anche se è sempre preferibile evitare di mangiarli, e sono sconsigliate le pietanze fredde e l´acqua ghiacciata.
Deve essere scelto con cura anche il contenitore in cui sono conservati i cibi, per esempio, conservando l´acqua in un vaso di rame, come è usanza in molte parti dell´India, nel giro di quattro o sei ore sono eliminati tutti i batteri; analogo risultato s´ottiene utilizzando contenitori d´argento. Al contrario, si sconsiglia di cucinare e conservare i cibi in vaschette d´alluminio. I cibi crudi sono più "vivi" di quelli cotti, il loro prana (energia vitale) resta più integro, ma spesso sono più difficili da digerire e possono provocare squilibri dell´organismo. Soltanto le persone dotate di un fuoco digestivo straordinariamente forte possono permettersi di adottare un regime alimentare a base di soli cibi crudi.
TERAPIE E TRATTAMENTI AYURVEDICI
AYURVEDA -TERAPIE E TRATTAMENTI AYURVEDICI
AYURVEDA -TERAPIE E TRATTAMENTI AYURVEDICI
Per terapie ayurvediche si intendono tutte quelle tecniche volte a riequilibrare l´equilibrio dei dosha, lavorando quindi sullo stato di vikriti al fine di ripristinare la prakriti dell´individuo. Alle diverse sostanze da assumere, l´ayurveda affianca esercizi differenti secondo lo stato di salute, tipicamente posizioni yoga e tecniche di respirazione profonda. I trattamenti specifici in Ayurveda possono essere quelli disintossicanti come il Panchakarma , i rimedi farmacologici denominati Rasayana che hanno una fortissima proprietà antiossidante e i trattamenti manuali di seguito riportati:
•Massaggio ayurvedico: effettuato su tutto il corpo utilizzando olii medicati, utilizzato per riequilibrare i dosha, con tecniche mirate e specifiche per Vata, Pitta e Kapha.
•Massaggio Kalari con i piedi: massaggio stimolante e rinforzante, praticato secondo la più antica tradizione del Kalari, tradizionale arte marziale indiana e molto indicata per sportivi e atleti di qualsiasi disciplina.
•Abhyangam: massaggio consistente nell´applicazione di olio con movimenti semplici ed avvolgenti, che in maniera fluida mirano a trattare l´intero corpo e a collegarne le varie parti. Può essere svolto da due operatori contemporaneamente, il massaggio viene comunemente chiamato a 4 mani.
•Padabhyangam: massaggio rilassante localizzato ai piedi e alle mani.
•Marmabhyangam - trattamento dei punti vitali: vengono stimolati i 107 principali punti Marma, i punti vitali del corpo, per ridistribuire efficacemente l´energia per l´incremento della reattività fisica e della resistenza al dolore, donando un concreto benessere.
•Shirobhyanga e Mukhabhyanga: massaggio rigenerante del viso, della testa, del collo, delle spalle.
•Ubatana: peeling indiano per il viso: migliora la qualità cutanea, accelerando il ricambio e il rinnovamento cellulare, stimolando così la sintesi del collagene con conseguente miglioramento della tonicità cutanea. Aumenta l´elasticità della pelle, elimina le tossine, previene la mancanza di tono, l´opacità, la secchezza, con effetto "peeling" leggero. Viene eseguito con ingredienti specifici al tipo di pelle, ovvero per Vata con pelli secche con tendenza alla disidratazione, per Pitta con pelli miste, sensibili e delicate con tendenza a couperose, per Kapha con pelli grasse con tendenza acneica.
•Udvartana/Udgarshana (trattamento con polveri e farine): consiste nello strofinamento energetico del corpo con una miscela di polveri d´erbe e farine, oppure tramite una crema a base di farina di ceci e yogurt, che viene rimossa una volta asciugata. L´azione di questo trattamento è benevola per prurito e orticaria, i disturbi più comuni causati da "Vata", produce stabilità e leggerezza nel corpo combattendo la pesantezza, aiuta l´eliminazione del Kapha e del grasso in eccesso coadiuvando le cure dimagranti, aiuta ad eliminare l´accumulo di cellulite e la pelle a buccia d´arancia, utile in casi di eccessiva letargia e sonnolenza e in problemi cutanei.
•Neeraabhyangam: Linfodrenaggio indiano, consistente in delicati movimenti che stimolano il flusso linfatico convogliandolo verso i linfonodi che hanno una funzione di filtro e drenando così gli eccessi di fluido e le tossine in esso contenute. Questo aiuta a ridurre o a prevenire la ritenzione idrica, aiuta nel trattamento degli eccessi di grasso o per contrastare la formazione di cellulite.
•Massaggio venoso e massaggio arterioso: trattamento mirato a garantire una buona funzionalità degli SROTA legati alla circolazione venosa che arteriosa.
•Pindasweda e Navarakizhi - trattamento con riso cotto: il riso viene messo in sacchetti di cotone (payasam) immersi nel latte caldo, arricchito di erbe. Il procedimento consiste nello sfregare i sacchetti sul corpo, sui tessuti muscolari e sulle articolazioni. Ottimo per disturbi di VATA e KAPHA, migliora il tono muscolare e nutre mamsa dhatu. Trattamento ringiovanente che fa traspirare il sudore dalla pelle. Indicato per persone anziane, elimina dalla pelle le impurità secrete dal corpo, stimola la circolazione, rimuove i dolori dovuti alla fatica, lubrifica tutte le articolazioni, ridona il vigore perduto migliorando la digestione difficoltosa, facilita il sonno nei soggetti ansiosi, combatte reumatismi, osteo-artriti, cattiva e insufficiente circolazione del sangue.
•Othadam - trattamento con sacchetti di spezie e farine: altro trattamento per la sudorazione del corpo. Il corpo viene tamponato con sacchetti caldi contenenti erbe, spezie e farine di cereali. Ha proprietà rilassanti e depurative, migliora la circolazione, allevia la paralisi e i disturbi reumatici, aiuta ad eliminare le tossine e si può usare per i disturbi causati da tutti e tre i dosha. Elimina i gonfiori e ha un effetto antidolorifico.
•Shirodara (Shiro = testa, Dhara = far colare filo d´olio) : utilizzato dall´antica tradizione indiana come trattamento indicato a persone che soffrono d´insonnia, stress, tensione nervosa, rabbia, bassa concentrazione e in tutti gli squilibri di "Vata", tramite una colata continua sulla fronte di olio caldo medicato.
•Takradhara - filo di latte o yogurt sulla testa: avente lo stesso procedimento dello Shirodhara ma al posto dell´olio si usa yogurt (oppure latte) diluito con acqua, a temperatura ambiente.
•Kèsiabhyangam: massaggio di capelli, cuoio capelluto e testa, per prendersi cura della salute e della bellezza dei capelli, donando un profondo relax a chi lo riceve. Agenti atmosferici, escursioni termiche, lo stile di vita ed alimentare, l´uso di detergenti troppo aggressivi, o trattamenti estetici pesanti, rovinano l´energia dei nostri capelli. Con questo massaggio si rivitalizza il cuoio capeluto, stimolando l´irrorazione sanguigna e l´apporto di nutrienti ed ossigeno, smaltendo scorie e tossine.
•Pizichil - bagno d´olio a 4 mani : bagno d´olio benefico per aiutare il discioglimento delle tossine in profondità dopo aver causato un´abbondante sudorazione, necessaria ad aprire tutti gli Srota (canali). Il massaggio viene eseguito contemporaneamente da due operatori, usando circa 3 litri di olio.
•Muryabhyangam, consistente in yoga passivo e stiramenti finalizzati a riacquistare flessibilià e mobilità articolare.
•Lepa: trattamenti con applicazione di impiastri e cataplasmi
•Vasti: ovvero applicazione locale di olio caldo suddiviso in:Kadee Vasti (applicazione locale di olio caldo sulla zona lombare), Greeva Vasti (applicazione locale di olio caldo sulla zona cervicale), Netra Vasti (applicazione locale di ghi tiepido sugli occhi), Janu Vasti (applicazione locale di olio caldo sul ginocchio)
•Trattamenti degli organi di senso: Nasya, (insufflazione nasale), Karna purana, (trattamento delle orecchie con oli), Netra (trattamento degli occhi), Kavalagraha (gargarismi per la stimolazione dei cinque sensi).
L´unzione del corpo (snehana) e il massaggio (abhyanga) sono usati da tempo immemorabile in India per incrementare forza, mobilità, flessibilità e memoria, così come per migliorare la vista ed il funzionamento degli organi interni. In India, da sempre, è in uso ungersi il corpo con oli; secondo il pensiero indiano, i massaggi eseguiti con oli offrono benefici maggiori. In generale, il corpo non dovrebbe essere mai massaggiato a secco poiché la frizione, il calore ed il fastidio che vengono indotti disturbano l´energia vitale, il prana. L´olio dal canto suo ammorbidisce la pelle, la lubrifica e distribuisce uniformemente il calore prodotto dal massaggio. In India, quindi, il massaggio con oli è la tecnica più usata. Oggi possiamo affermare che il grande contributo dell´India al lavoro sul corpo è dato soprattutto dall´utilizzo degli oli medicati.
PANCHAKARMA LE 5 AZIONI CHE PURIFICANO IL CORPO E LA MENTE
AYURVEDA >> PANCHAKARMA LE 5 AZIONI CHE PURIFICANO IL CORPO E LA MENTE
AYURVEDA - PANCHAKARMA
Il termine panchakarma è composto di due parole: panch che in sanscrito significa cinque e karma che significa azione. E´ composta da cinque azioni primarie che servono a purificare il corpo da qualsiasi cosa ad esso estranea.Costituisce la principale shodhana chikitsa o terapia di purificazione, libera il corpo e la mente da ogni tipo di tossicità, la causa principale dell´inizio del processo della malattia. Per ristabilire l´armonia tra i dosha l´Ayurveda utilizza due categorie di approcci terapeutici: Samana, ovvero le terapie palliative tese alla riduzione e pacificazione dei Dosha alterati, e Shodana ovvero le terapie eradicanti che permettono l´espulsione dei Dosha alterati con le tossine generate. Il primo è utilizzato quando l´entità dell´alterazione del Tridosha è lieve, ed il secondo quando l´alterazione è di grave entità. L´insieme di tecniche che costituiscono la procedura Shodana (tradotto letteralmente in "pulire") è appunto il Panchakarma. I suoi scopi vengono raggiunti attraverso la rimozione dal corpo di ciò che viene definito Mala (prodotti di scarto), Ama (tossine di vario tipo) ed altri prodotti di rifiuto stagnanti a vari livelli. Il trattamento di panchakarma non si limita alle cinque azioni, ma è suddiviso in tre fasi composte da trattamenti pre e post terapia e dalle cinque azioni primarie che sono il nucleo centrale di tutto il trattamento.
1° fase Purvakarma, trattamenti preliminari. Il Purva Karma ha come scopo generale quello di indurre i Dosha alterati a muoversi dai tessuti periferici al tratto gastrointestinale e si compone di tre fasi: Pachana consistente nell´aumentare la capacità digestiva mediante l´alimentazione, Snehana l´oleazione (interna ed esterna) ove si mobilizzano i Dosha alterati dai luoghi di accumulo verso il tratto gastrointestinale e Svedana l´induzione alla sudorazione (attraverso molteplici tecniche) per la rimozione delle tossine.

2° fase Pradhankarma o Panchakarma, trattamenti principali, le cinque azioni. Rappresenta la parte centrale della sequenza terapeutica e consiste nelle cinque tecniche del Panchakarma. La sua funzione è quella di rimuovere Ama e Dosha alterati dai tessuti, mettere in circolo Ama e Dosha alterati, veicolare Ama e Dosha alterati verso le vie di espulsione naturali più vicine al luogo di accumulo, espellere Ama e Dosha alterati.
Queste sono le cinque procedure di purificazione descritte da Charaka.
•Vamana, vomito;
•Virechana, purga;
•Anuvasana basti, clistere medicato con sostanze untuose,
•Niruha basi, clistere medicato con decotti d´erbe,
•Nasya o shirovirechana, purificazione attraverso il naso con oli medicati o polveri d´erbe.
Le cinque procedure di purificazione descritte da Sushruta, introducono invece un´altra procedura chiamata raktamokshana, salasso, considerando il basti come un solo trattamento:
•Vamana, vomito. Con questa tecnica viene espulso: Cibo indigerito, Kapha Dosha e parzialmente Pitta Dosha. Il Vamana ha un´azione diretta a livello dello stomaco, e non è solo emesi, ma la raccolta e l´espulsione di Ama e dei Dosha. Per far questo è necessario utilizzare sostanze che non solo inducano il vomito, ma che abbiano il potere di estrarre e veicolare Dosha e tossine dai tessuti fino all´espulsione. Per le sue caratteristiche specifiche è questa probabilmente la tecnica più delicata e potenzialmente pericolosa del Panchakarma.
•Virechana, purga. Attraverso l´uso di lassativi si attiva l´espulsione dei Dosha viziati presenti nell´intestino tenue e nel fegato per via anale.
•Basti, clisteri medicati. E´ la terza tecnica (chiamata in alcune zone dell´India Vasti), o enteroclisma, e consiste nell´Immissione di oli medicati o decotti di erbe nel colon attraverso la via anorettale, a cui, dopo trattenimento di varia durata segue l´espulsione di Mala, Ama e Dosha Viziati.
Il Basti è la più importante procedura terapeutica non solo del Panchakarma ma di tutta l´Ayurveda. L´uso di questa tecnica in Ayurveda è largamente diffuso anche indipendentemente dal Panchakarma ed ha, in virtù della sua capacità di pacificazione di Vata Dosha, una potente attività terapeutica su molteplici disturbi, agendo a tutti i livelli sull´intero organismo.
•Nasya o shirovirechana, purificazione attraverso il naso con oli medicati o polveri d´erbe. La quarta azione del Panchakarma consiste nella somministrazione di preparati in varia forma attraverso le narici. L´instillazione o inalazione deve avvenire attraverso le narici mentre l´espulsione deve avvenire attraverso la bocca.E´ la terapia idonea per patologie della regione sopraclavicolare. Con la pratica del nasya viene espulso principalmente il Kapha Dosha. Le sostanze più comunemente usate sono Oli medicati, Ghrta, Svarasa, estratti freschi di piante ed erbe, Polveri, Dhuma o fumi derivanti dalla combustione di polveri, piante o altre sostanze ed hanno la proprietà di aumentare le secrezioni locali e stimolare la liberazione dei Dosha viziati.
•Raktamokshana o Shira vedana, salasso. Consiste nella rimozione dei Dosha viziati attraverso il prelievo di sangue. Attraverso il Rakta Mokshana si ottiene la rimozione di Pitta Dosha viziato e parzialmente di Vata Dosha e degli Ama associati.
Sono molte le metodiche citate nei testi classici per praticare il Rakta Mokshana, ma generalmente possiamo riconoscerne due tipi, Sastra Visravana, salasso con strumenti meccanici, che comprende incisioni e puntura venosa, e Anu Sastra Visravana, salasso senza strumenti meccanici, che comprende l´uso di Sanguisughe ,con Corno di animale (vacca), della Coppettazione con Zucca o con Coppe di vetro.

3° fase Paschatkarma, trattamenti post-purificazione:
•Samsaman, per mezzo dell´azione di varie erbe, si mira ad eliminare ogni residuo di tossine.
•Sansarajanam, consistente nell´equilibrare la digestione per mezzo di una dieta speciale graduata.
•Rasayana, ovvero la somministrazione di preparati a base di erbe, minerali, burro chiarificato ecc. per favorire la formazione di tessuti corporei di buona qualità, la longevità, la vitalità, il ringiovanimento e una mente libera da attaccamenti.
La vastità del territorio indiano comporta ovvie differenze climatiche ed ambientali che portano quindi a variazioni nell´esecuzione delle azioni terapeutiche del Panchakarma, ma con una base uguale per tutti. Per eseguire la serie completa di tutte le terapie, il tempo richiesto è di circa un mese, ma a volte, secondo la natura dei disturbi trattati, può essere fatto un numero minore di terapie. Quotidianamente si praticano yoga, meditazione, Abyangam. Il panchakarma è utile alle persone sane per mantenere lo stato di buona salute, anche chi è sano deve liberarsi delle tossine che si accumulano naturalmente a causa dei mutamenti del clima, dell´ambiente inquinato, delle condizioni di vita stressanti, dell´attività del metabolismo, ecc. Il panchakarma è praticato prima dei trattamenti rasayana in modo che il corpo possa digerire e assimilare le sostanze che favoriscono il ringiovanimento dei tessuti, inoltre è usato per trattare le malattie rimuovendo l´accumulo delle tossine che hanno creato il campo per la formazione della malattia.
Il trattamento completo purifica in maniera profonda il corpo eliminando ogni accumulo di tossine, restituisce il normale stato di energia e salute, riequilibra e rafforza il funzionamento dei sistemi corporei, in particolare i sistemi nervoso, endocrino, metabolico, immunitario. Grazie a questi trattamenti, si rallenta l´invecchiamento, le cellule si fortificano e ringiovaniscono, i sensi diventano più acuti, si riacquista la memoria e aumenta l´energia.

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